Storia del meteorite di Barcis

di




dell’Ing. Tomaso Avoscan

Molte scoperte vengono effettuate per caso ma quasi tutte grazie allo spirito di osservazione e alla capacità di valutazione che hanno le persone; questo vale anche per il ritrovamento della meteorite di Barcis.
Correvano gli anni del boom italiano dell’energia elettrica e la provincia di Belluno, come quella limitrofa di Pordenone (all’epoca dei fatti Udine), erano interessate da grandi progetti che riguardavano la costruzione di dighe e centrali idroelettriche.

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Il lago di Barcis con indicato il luogo del ritrovamento del meteorite

E’ proprio nella zona di confine tra le due province che si stava costruendo la diga del Vajont, all’epoca la più grande diga d’Europa, che diventerà purtroppo tristemente famosa non per tale primato ma per il disastro che provocherà la morte di 2000 persone. Nel 1950, alcuni anni prima, si erano iniziati i lavori per la costruzione nella Val Cellina, vicino alla valle del Vajont, di un’altra diga.
Una delle numerose imprese coinvolte nei lavori di costruzione della diga era la Monti di Auronzo di Cadore (BL). Il 10 gennaio del 1951 veniva assunto e prendeva servizio preso questo cantiere, l’allora giovanissimo (18 anni appena compiuti) Umberto Brancaleone di Taibon Agordino, uno dei 1200 operai che lavoravano a tale opera, uno degli ultimi arrivati e forse proprio per questo con una grande voglia di conoscere, capire ed imparare, osservando e ragionando su tutto quello che vedeva e sentiva.
Negli ultimi mesi del 1953, si stava lavorando alla costruzione della circonvallazione del costruendo bacino. Giorni sempre uguali della dura vita di cantiere lontano da casa con il tempo scandito dal medesimo ritmo del duro lavoro giornaliero e dal meritato riposo notturno in baracca.

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Umberto Brancaleone
Umberto Brancaleone, allora ventenne, sul coronamento della diga
in costruzione di Barcis, con la bicicletta “Bottecchia” con cui,
nell’autunno del 1953, affrontò il tragitto di 85 km tra Barcis e
Taibon per portare in salvo la strana pietra, poi identificata come
una meteorite

Ed è proprio in uno di questi giorni mentre stava consumando il pranzo alla mensa del cantiere che Umberto, parlando con un palista, un certo Andrea, sente raccontare che un operaio alcuni giorni prima, mentre seguiva il lavoro di scavo di una ruspa, aveva fermato il mezzo poiché erano comparsi nello scavo due sassi dal co-lore strano che, una volta tirati fuori, manifestavano un peso insolito, molto maggiore dei sassi normali; i sassi erano talmente particolari che furono depositati a lato dello scavo. Uno era grande e pesantissimo e una volta sollevato e scaricato dalla ruspa era stato fatto rotolare con molta fatica.
Incuriosito da questo racconto, Umberto va a controllare i sassi, che non erano due bensì tre, di dimensioni diverse, il più grande molto pesante tanto da non riuscire a sollevarlo da terra, uno più piccolo del pesodi circa 3 kg. e il terzo del peso di circa 5 o 6 kg.

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Frammento di meteorite
Il frammento della meteorite conservato nel Museo mineralogico e
paleontologico dell’Istituto minerario di Agordo: la metà del sasso
trasportato in bicicletta da Umberto Brancaleone

Alcune settimane dopo, ritornato a Taibon per il fine settimana, Umberto trova al bar il suo amico Sergio Moretti, diplomatosi Perito Minerario l’ anno precedente e gli racconta di queste curiose 3 pietre scure e pesanti ritrovate nel cantiere della diga di Barcis. Moretti ne intuisce subito l’ importanza coinvolgendo anche Giovanni Della Lucia, studente all’ Istituto Minerario di Agordo.
Nasce allora una discussionesu cosa potessero essere o di che cosa potessero essere composte tali pietre; stante la loro pesantezza si fanno tante ipotesi sui possibili componenti. Si parla di ferro, piombo o mercurio e tante altre ipotesi. Al termine Giovanni Della Lucia convince Umberto a portare a casa una di quelle pietre in modo di poter farla analizzare all’Istituto “Follador”.
Umberto, convinto dell’importanza della scoperta, ritorna in cantiere con l’ intento di riportare a casa il sasso medio, non considerando però che il suo unico mezzo di trasporto è la bicicletta e ben più di 80 km separano Barcis da Taibon Agordino.
Il viaggio non si può certo dire tranquillo, anzi, e oltre alla fatica fisica, ci si mette di mezzo anche una foratura nei pressi di Cimolais. A vendo solo una camera d’ aria di riserva, Umberto decide di “alleggerirsi” il trasporto lasciando il sasso nei pressi di una casa, suscitando in tale modo ilarità nei proprietari che gli chiedono cosa facesse mai di quello stupido sasso pesante, lasciandoglielo comunque appoggiare fuori della porta di casa in modo che potesse prelevarlo nel viaggio successivo come farà.

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Umberto Brancaleone, oggi

Quindi, una volta consegnato il sasso a Giovanni Della Lucia, questi lo porta a scuola dove si cerca di tagliarlo in due al fine di poterne analizzare la struttura interna.
Il Preside di allora, l’ing. Carlo Piva ed un docente della scuola, il geologo frof.Ervino Milli offono a Giovanni Della Lucia il loro aiuto nonché le attrezzature della scuola a con-dizione però che una volta tagliata, una metà della pietra venisse lasciata in dono alla scuola.
La pietra viene montata sulla macchina tagliatrice ma dopo poco tempo l’operazione di taglio si interrompe a causa del totale consumo dell’utensile tagliente.
Il Preside Piva dà quindi disposizioni per l’acquisto a Belluno di nuovi speciali seghetti muniti di appositi taglienti per il taglio di pietre di particolare durezza.
L’acquisto viene fatto ma la successiva operazione di taglio porta al medesimo risultato e cioè alla totale usura dei seghetti senza alcun apprezzabile avanzamento nel taglio della pietra.
Allora il Preside, con caparbietà e determinazione, intuita la stranezza del ritrovamento e con il desiderio di poter esaminare la struttura interna della pietra, nel corso di un suo viaggio a Milano, porta la stessa presso un grosso stabilimento meccanico della medesima città dove la pietra per il tramite di una trancia viene finalmente divisa in due.
Al ritorno ad Agordo la pietra viene quindi analizzata con la strumentazione dell’Istituto Tecnico Minerario; vengono eseguite alcune analisi sia mineralogiche che chimiche cheevidenziano che non si trattava di una semplice pietra ma di una meteorite.
In particolare l’attacco alla faccia lucidata di un pezzo di pietra con una soluzione di acido nitrico e di alcool etilico fa comparire sulla stessa le figure (o linee) di Widmanstatten, criterio già di per sé sufficiente a promuovere la pietra di Barcis al nuovo rango di meteorite.
Altre analisi furono fatte sulla pietra di Barcis ma purtroppo le stesse andarono perse e anche la meteorite fu dimenticata per alcuni anni.

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Giovanni Della Lucia
Uno dei protagonisti della storia della meteorite
di Barcis. Trasferitosi in America, ha portato con sé un
frammento della pietra consegnatagli nel 1953 da Brancaleone

Alla fine degli anni ‘70 l’Università di Perugia, venuta a conoscenza chissà come delritrovamento della pietra di Barcis, si interessa per poterla studiare e inoltra una richiesta per averla presso la propria sede.
La pietra viene quindi concessa in prestito di studio dalla scuola Mineraria all’ Università di Perugia. Trascorso il periodo concordato per il prestito viene richiesta la restituzione della pietra e delle analisi effettuate dall’Università sulla stessa, ma l’Università si rifiuta di restituirla. L’allora Preside della Scuola, Ing. Tito Livio Ben, minaccia un’ azione legale nei confronti dell’Università e questo fa sì che il reperto venga restituito, sprovvisto però degli studi eseguiti, evidenziando un atteggiamento professionale che fa poco onore sia al professore incaricato dello studio che all’Università perugina.
In seguito la pietra verrà ancora più volte richiesta dalla medesima università per essere studiata ma, memori di quanto successo, questa non uscirà più dall’ Istituto Minerario fino al 2006 quando, su richiesta del Museo Civico delle Scienze del Comune di Pordenone, sarà esposta dal 20 settembre 2006 al 29 aprile 2007 a testimonianza dell’ unico ritrovamento di una meteorite sul territorio pordenonese.
C’è però chi da tempo mette in dubbio l’ origine extraterrestre della pietra. Matteo Chinellato, famoso collezionista di meteoriti veneziano, la definisce infatti “pseudo meteorite”.Grazie ad un rapporto di collaborazione con il CNR IDPI di Milano però, nel 2005 un frammento della pietra viene prelevato e studiato e nel 2008 i risultati dello studio vengono pubblicati confermando che il sasso ritrovato nel 1953 è una vera meteorite.
Attualmente la “Meteorite di Barcis” è conservata nel museo Mineralogico Paleontologico dell’ Istituto Minerario di Agordo.

Tale meteorite è quindi la metà del pezzo riportato ad Agordo con la bici da Umberto Brancaleone; la seconda metà ha seguito il lungo peregrinare lavorativo del Perito Minerario Giovanni Della Lucia e si trova attualmente negli U.S.A. dove ancora fa bella mostra di sé nell’ abitazione dello stesso a Jefferson Hills in Pennsylvania.
Nell’invaso del lago di Barcis la grande e la piccola meteorite (andate perdute) sono ancora in attesa di essere nuovamente riportate alla luce da nuovi fortunati scopritori...
...A proposito, una piccola scheggia della meteorite di Barcis, concessa in comodato d’ uso dall’ Istituto Minerario “U. Follador”, è esposta presso il Centro Astronomico Provinciale “Emigranti” di S.Tomaso A gordino dove ha sede l’Associazione Astrofili Agordini “Cieli Dolomitici” che gestisce il medesimo centro al cui interno trova posto il planetario.


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(pubblicato il Settembre 2010 — modificato il Giugno 2010)