Home > Noi

Cos’è ProgettoDighe?




Il "Progetto Dighe" nasce nel 2005 dopo anni di ricerche per trovare delle informazioni tecniche sulle dighe e sulla loro costruzione. Questi lunghi anni di informazione hanno portato alla constatazione che sull’argomento dighe ben poco si trova nella rete e che quel poco che si trova è tutto sotto la voce Vajont oppure su infruttuose discussioni sul fatto che le dighe devastano l’ambiente e il territorio. Il problema principale di questo, è che del Vajont si parla sempre della tragedia di cui oramai tutti conoscono le conseguenze, ma poco o niente si è detto sul capolavoro causa di tutto. Quindi il semplice appassionato di tecnica, navigando in rete, si ritrova sommerso di infinite copie dei resoconti della Merlin o di Paolini, oppure di commenti su chi sia stato il buono o il cattivo di quella storia, ma con in mano poche, frammentarie ed incomplete informazioni su cosa sia realmente una diga, come si costruisca e cosa ci sta attorno.
Con questo sito ci proponiamo di raccogliere la somma delle conoscenze disponibili, catalogarle e spiegarle in modo che siano raggiungibili all’appassionato "dighista". Oltre a questo presenteremo le impressioni, le fotografie e le informazioni pratiche derivanti dalle escursioni alla ricerca di dighe, in particolar modo di quelle della Valle del Piave, del Cellina e del Meduna.

Occuparsi delle Dighe delle nostre zone (il Friuli ed il Veneto), assume per noi un peso superiore: non è solo curiosità orientata alla tecnica; tutte le dighe esistenti sono state progettate e realizzate negli anni ’50 (ad eccezione di Ravedis, realizzata più tardi), un periodo particolare per il nostro paese, dove si aveva totale fiducia verso le opere realizzate dall’uomo, e nessuno aveva paura ad osare; un paese che doveva risollevarsi dalla situazione economica disastrosa causata da una guerra follemente diretta, città e borgate che dovevano lottare con la miseria e le privazioni, giovani che dovevano emigrare alla ricerca di miglior fortuna. Senza dubbio si può dire che gli Ingegneri, i tecnici, gli operai che hanno realizzato queste dighe sapevano di contribuire, attraverso i loro sforzi, pagati talvolta con la vita, alla rinascita economica del paese. Forse quegli anni sono stati l’unico momento, nella storia del nostro paese, in cui una buona parte del popolo italiano ha messo da parte le lamentele continue di oggi, le malattie ’del non far nulla’ di oggi, la continua ricerca di regole e delle antiregole per annullarle, gli stramaledetti girotondi che oltre a girare in tondo non fanno nulla. Si, in quegli anni c’è stato, per alcuni, il desiderio di posare delle pietre pesanti, delle opere immortali, che oltre alla soddisfazione personale per averle realizzate, fornissero un reale aiuto anche agli altri cittadini. Bisogna però ammettere che a ben vedere era già evidente il marcio nella politica, (che porterà ,in futuro, al collasso totale, risultato evidente con tangentopoli), infatti tutte queste dighe, che dovevano essere il simbolo di un italia unita che lavora per la ripresa economica, libera dalle infami macchinazioni dei potenti, sono state invece segnate dalle cose peggiori, su tutte l’eterno desiderio ancestrale dell’uomo di ottenere più potere e schiacciare i suoi simili. E’ per questi motivi, che trovandosi di fronte a una diga, bisognerebbe da una parte gioire per il lavoro che è stato fatto, ma dall’altra osservare la prova evidente di come, anche dopo una guerra che avrebbe dovuto far capire molte cose, si è continuato a mantenere gli stessi principi e preconcetti sbagliati, vanificando, già allora come oggi, i sacrifici e la buona volontà dell’italia che conta.

(pubblicato il Novembre 2008 — modificato il Ottobre 2009)