Lago Venina

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La diga di Lago Venina (detta anche Venina), fa parte dell’Impianto Zappello, appartenente all’asta Venina-Amisa, che costituisce il secondo salto della suddetta asta.
Lo sbarramento sbarra le acque del torrente Venina e si trova in comune di Ambria.

  • Stato:
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  • Corso d'acqua:
  • Condizione:
  • Uso:
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  • Ufficio periferico RID:
  • Tipologia dello sbarramento:
  • Anno Fine Costruzione:
  • Quota di massima regolazione[m s.l.m.]:
  • Altezza dello sbarramento[m]:
  • Lunghezza del coronamento[m]:
  • Volume della diga[103 x m3 ]:
  • Capacità invaso[Mm3]:
  • Quota autorizzata[m s.l.m.]:
  • Volume autorizzato[Mm3]:
  • Capacità nominale dell'impianto idroelettrico[MWh]:
  • Coordinate: N E

Vedi sullo SKYdam:


La diga di Lago Venina è stata progettata e costruita dalla società Edison S.p.A sotto la guida dell’Ing. Claudio Marcello nell’anno 1942 per aumentare la quota del lago naturale della Val Venina e per alimentare la centrale Zappello.

La diga di Lago Venina è del tipo ad archi multipli con generatrici verticali ed è formata da otto volte in calcestruzzo parzialmente armato che appoggiano su nove contrafforti.
I tre archi di destra ed i quattro in sinistra hanno diametro uguale di 15.30 m, mentre quello centrale ha un diametro maggiore pari a ben 33.28 m.
Lo sviluppo del coronamento è di 175,00 m, l’altezza dello sbarramento sul punto più depresso sulle fondazioni è di 61,25 m, mentre l’altezza sul piano generale di fondazioni è di 44,50 m.
Il volume complessivo dell’opera è di complessivi 96000 m3.
Il paramento di monte è stato rivestito negli anni ’60 utilizzando lamiere d’acciaio con protezione di tipo catodico.
Gli speroni su cui appoggiano le volte sono stati rivestiti in gunite.
Una serie di passerelle e scale permette l’ispezione completa degli archi e degli speroni.
Il bacino creato dallo sbarramento ha un volume complessivo di 11.194 milioni di m3, ed una quota di massima regolazione a 1823.50 m.s.l.m..
Lo sbarramento è munito di uno scarico di superficie, costituito da una paratoia a ventola autolivellante, azionabile anche volontariamente con comando manuale, con ciglio sfiorante a q. 1823,50 m s.l.m. e da una batteria di cinque sifoni con diversa soglia d’innesco.
Esiste inoltre uno scarico di fondo e d’alleggerimento ubicato in sponda destra ed intercettato da una paratoia piana a comando oleodinamico.
Infine, il manufatto è dotato di uno scarico di esaurimento con due valvole applicate nel complesso delle tubazioni della presa inferiore che consente, in caso di necessità, di svasare completamente il bacino.
Nel serbatoio del Lago Venina confluiscono anche le acque della galleria in pressione del Livrio Superiore provenienti dallo scarico della Centrale Publino che raccoglie anche le acque di due canali di gronda a pelo libero, denominati rispettivamente Nord e Sud.
L’opera di presa della diga è costituita da due tubi del diametro di 1.00 m murati a quota 1780.20 m s.l.m. nell’arco centrale della diga che formano la presa superiore.
Questi si riuniscono in un tubo unico di 1.5 m di diametro selezionebile con due valvole montate in serie di cui una rotativa ad azionamento manuale ed una a farfalla con chiusura di sicurezza per sovravelocità dell’acqua.
Anche l’acqua proveniente dallo scarico di esaurimento può essere indotta in galleria per sfruttare, pressochè integralmente, l’acqua accumulata nel bacino.
Attraverso il taglione dell’arco centrale sono murati due tubi del diametro di 0.70 m con soglia a quota 1773,00 m s.l.m. che costituiscono lo scarico di esaurimento a quota 1780,00 m e sono istallati altri tubi di presa.
Immediatamente a valle dell’imbocco i quattro tubi sono raccordati e diventano due, intercettati ognuno da valvole rotative con chiusura di sicurezza per sovravelocità dell’acqua e da saracinesche manuali d’immissione.


Libri e siti Internet

- ANIDEL: Le dighe di ritenuta per l produzione di energia elettrica in Italia - Vol. 3
- Edison gestione Idroelettrica - Scheda dell’asta idroelettrica di Venina-Armisa


info portfolio

Vista aerea del bacino e dalla diga. Dettaglio degli speroni in una foto d'epoca.

(pubblicato il Maggio 2010)