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ProgettoDighe Il punto di riferimento per gli appassionati di dighe, centrali idroelettriche e opere idrauliche.
Condizione
Invaso sperimentale
Uso
Varie
Tipologia dello sbarramento
Doppio Arco
Anno di costruzione
1960
Altezza dello sbarramento [m]
255,5
Lunghezza del coronamento [m]
190,5
Capacità invaso [milioni di metri cubi]
0,71

La diga del Vajont è nota in tutto il mondo a causa del disastro del 9 ottobre 1963. Al momento della sua costruzione era la diga più alta del mondo, adesso è la seconda più alta d'europa, la ottava al mondo.

La storia di questo impianto è complessa quindi è stata posta su di una pagina a se stante: Il progetto Grande Vajont.

Struttura

Progettata dall'ing. Carlo Semenza dek Servizio Costruzioni Idrauliche della Sade e costruita dall'impresa Torno, lo sbarramento è in calcesstruzzo a doppio arco lievemente asimmetrico.

Il suo spessore alla base è di 22,11 metri e quello minimo in sommità è di 2,9 metri. Il suo coronamento è lungo 190,5 metri con una corda di 161 metri. Gli scarichi di superfice erano costituiti da 16 scarichi a stramazzo distribuiti sulla maggior parte del coronamento.

La diga era dotata di 4 scarichi in profondità:

  • di alleggerimento a quota 579,36 m s.l.m.
  • di mezzo fondo a quota 573,36 m s.l.m.
  • di fondo a quota 514,37 m s.l.m.
  • di esaurimento a quota 481,9 m s.l.m.

Il bacino riceve acqua del torrente Vajont e dalle immissioni in sponda destra. Queste provengono dal bacino formato dalla diga di Pieve Di Cadore che dopo tramite un condotta lunga 18,3 km e dal diametro di 4,5 m si immette nel bacino a 600,84 e dalla centrale di Gardona a quota 585. Sul bacino erano presenti due prese, una per la centrale del Colomber a quota 583,91 e una a quota 591 la cui acqua, attraverso 8,345 km di condotta del diametro di 4,7 m arriva al serbatoio di Val Gallina e da qui alimenta la centrale di Soverzene.

Di fronte alla diga è visibile il ponte tubo, dalla luce di 58 m e diametro 4 m, che serviza a portare l'acqua proveniente da Pieve di Gadore e dalla Gardona fino a Val Gallina prima della costruzione del bacino. Nel 1988, a seguito dei lavori di messa in sicurezza della zona della diga, il ponte tubo è stato sostituito da una galleria che passa nella frana a monte della diga.

Il bacino in origine doveva contenere circa 168 milioni di m3, capacità notevolmente ridotta prima dalla frana e poi dagli scarichi costruiti dopo il disastro.

Come raggiungere la diga

La diga del Vajont è raggiungibile in due modi. Arrivando dal Veneto, dall'autostrada o dal Ponte nelle Alpi, la diga è posta sul lato destro della valla, e la si vede apparire come una grande vela grigia al centro della ripida forra. Proseguendo per la strada, dopo aver salito i tornanti che da Codissago portano in quota, si incontra una galleria regolata da un semaforo. Sulla gallaria si aprono diversi finestroni che danno una visione dall'alto dell'impianto, per potervi accedere è necessaria lasciare l'auto a monte, dopo aver attraversato l'ultima piccola galleria sono presenti tre parcheggi a pagamento, e ritornare indietro a piedi.

Arrivando da Friuli bisogna percorrere tutta la Val Cellina passando per Barcis, Cimolais e Poi Erto. Scesi dal passo di S. Osvaldo dopo Cimolais, in lontananza, si inizia a vedere la forma della M del fronte della frana, visione che ci accompagna fin dopo l'abitato di Erto. Arrivando da questa strada, dopo aver passato Erto sulla sinistra dalla strada ad un certo punto si innalza all'improvviso una sorta di collina che non è altro che il limite inferiore della frana. Poco più avanti, nei pressi del benzinaio sulla destra è possibile salire fino a Casso, mentre sulla destra parta la strada che sala sulla frana e prosegue costraggiando il lago a monte. Proseguendo per la strada principale si scavalla la frana e si scende fino al coronamento.

Esiste un percorso di vista alla diga organizzato dal Parco delle dolomiti friulane che consente agli interessati di ottenere informazioni sulla storia e accedere al coronamento della diga, oltre a questo una volta all'anno viene organizzata una pedonata non competitiva chiamata Percorsi della memoria che consente di percorrere la strada che da Dogna arriva fino al ponte tubo.

Per chi non fosse interessato alle visite organizzate consigliamo di visitare la zona dell'impianto in inverno così da evitare il picco di afflusso turistico.

Bibliografia

Elvis Del Tedesco

Forum phante
+39 340 2905384

Nasce a Pordenone il 11/02/1979, frequenta l’istituto tecnico industriale J.F. Kennedy di Pordenone, dove consegue il diploma di perito informatico. In seguito frequenta il corso di laurea in Ingegneria Informatica presso l’università degli studi di Padova.

Attualmente impegnato presso Generali Business Solutions.

E’ appassionato di fotografia, tecnologia, cultura del periodo delle guerre mondiali e del dopoguerra nelle zone del triveneto.

Nel 2005 fonda ProgettoDighe e attualmente si occupa di tutte le attività tecnologiche e della gestione sia amministrativa che dei contenuti dello stesso.