La derivazione dal Maè dell'impianto Piave-Boite-Maè-Vajont

Dedicato alle discussioni e reportage delle dighe e centrali del Triveneto. Le discussioni sul Vajont vanno invece sulla sezione dedicata a quest'impianto.

La derivazione dal Maè dell'impianto Piave-Boite-Maè-Vajont

Messaggioda colomber » sab mar 21, 2020 8:15 pm

Un caro saluto,

innanzitutto desidero augurare a voi, ai vostri familiari e alle persone che vi sono care di superare in salute e nel migliore dei modi l'incubo che stiamo vivendo, al quale nessuno di noi era preparato.

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Ho ripreso il titolo di un capitolo a cura degli ingegneri Carlo Berghinz e Luigi Ghetti, pubblicato nel corposo volume "IMPIANTO PIAVE-BOITE-MAE'-VAJONT", S.A.D.E., Venezia, 1956, per presentare una stringata descrizione fotografica delle opere di presa dell'impianto di Gardona, individuate in quest'immagine:

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Colgo l'occasione per documentare anche quelle sul Rio Bosconero, situate a poche centinaia di metri dalla diga di Pontesei. Non entro nel merito delle due centrali, Pontesei e Gardona, né della diga, unica deroga, spero gradita, quest'immagine del lago di Pontesei a livello di sfioro in una cartolina 'Foto Edizioni Ghedina' di Cortina, viaggiata nel luglio del 1957.

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1. Le prese sul Rio Bosconero

La confluenza del Rio Bosconero nel lago di Pontesei. Il ponte sostituisce quello progettato dall'ingegner Carlo Pradella e costruito nel 1955 da SACAIM, che l'onda provocata dalla frana del 22 marzo 1959 sollevò e trasportò nel lago:

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Una panoramica della stessa zona a livello del torrente, visibili i segni lasciati da Vaia:

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Non si va molto lontano risalendo il fondovalle:

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...che ben presto si chiude con la classica forra impraticabile, tipica delle valli laterali delle Dolomiti meridionali:

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Poco più all'interno della valle si trova l'opera di presa che immette l'acqua del Rio Bosconero nella condotta da Vodo:

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Una visione del Rio Bosconero immediatamente a monte della presa, sullo sfondo la cima Sfornioi Sud, m. 2.409. La piccola cascata in destra orografica:

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...è lo scarico di una breve condotta che adduce l'acqua da un modestissimo impluvio secondario, portandola a monte della presa anzichè lasciarla defluire nel lago:

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In dettaglio, la vasca di presa a q. 890 m:

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La stessa, il tubo di scarico e l'inizio della condotta in cengia verso destra:

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Un mini ponte-canale per superare un impluvio:

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Una curva della condotta, in secondo piano, seminascosti dalla vegetazione, il lago di Pontesei e lo sfioratore a calice:

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La condotta prosegue brevemente nel bosco fino allo scarico, situato a 125 metri dalla vasca di presa:

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Seconda parte

Messaggioda colomber » dom mar 22, 2020 9:16 pm

2. Gardona - Finestra 2 Solagnot

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Alcune informazioni tratte dal volume citato in precedenza:

Galleria di derivazione Pontesei Gardona

"Il tracciato è lungo complessivamente 8.062 m, si svolge per i primi due chilometri lungo il fianco sinistro della Val Zoldana; in località Solagnot si stacca dal corso del torrente, che qui piega verso sud-ovest, attraversando lo spartiacque tra le due vallate sotto le cime della Rocchetta e con un valico lungo circa 6 km raggiunge Gardona.

La pendenza i=0,0011 è costante dall'imbocco fino a progressiva 1.433,96, poi aumenta ad i=0,0060 e così prosegue fino al vertice della finestra di Solagnot (n. 2) a progressiva 1.983,96, munita di una porta stagna e di un chiusino uguale al precedente; il tampone della finestra è inoltre attraversato da una tubazione metallica di diametro 0,50 m chiusa da una saracinesca e destinata ad immettere nel futuro il contributo dei rii Bianco e della Serra."


Il progetto di far confluire le acque del Rio Bianco e del Rio della Serra nella galleria è illustrato anche in questa tavola che appare nello stesso volume:

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...ma è rimasto sulla carta, come tanti altri progetti infinitamente più rilevanti, annunciati nelle pubblicazioni degli enti elettrici dal primo dopoguerra e mai realizzati. Mi vengono in mente la diga di Podestagno, che doveva allagare la bassa val Travenanzes, la più modesta diga all'altezza del castello di Caneva, l'impianto del Prevale, destinato a creare un bacino artificiale di 960 ettari a est di Cormons...

Per curiosità ho speso un paio di minuti mettendo sulla carta, alle quote dichiarate, la due prese progettate:

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Il percorso di accesso alla finestra di Solagnot ha subito rilevanti danni dall'evento meteo del 2018:

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Uno sguardo attraverso il cancello, 400 metri oltre si giunge alla galleria Pontesei-Gardona:

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3. Le prese sul Rio Nero e il torrente Valbona

Veniamo alla derivazione complementare, che dalle prese consecutive sui torrenti Rio Nero, Valbona e Tovanella si immette nella galleria principale a circa 2,6 km dalla centrale di Gardona.
Gli impianti nell'area in uno schema dell'Autorità di bacino dei fiumi dell'Alto Adriatico:

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Una panoramica dal monte Borgà, le prese Rio Nero-Valbona e Tovanella si trovano rispettivamente dietro e al di sotto dei costoni indicati. La frana sarà presa in esame successivamente:

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Le opere di presa sul Rio Nero e il Valbona sono situate a breve distanza, immediatamente a monte della confluenza dei due torrenti:

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La griglia di presa sul Rio Nero è posta al di sopra di una vasca di raccolta che sfiora in una condotta terminante pochi metri prima della presa sul torrente Valbona:

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La piccola paratoia mobile visibile in alto a destra:

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...consente il bypass della presa sulla sinistra dell'argine visibile in questa foto:

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Oltre la passerella si trova il tunnel di accesso all'opera di presa sul torrente Valbona:

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...profondamente incassata nella forra e altrimenti inaccessibile:

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Descrizione degli ingegneri Berghinz e Ghetti tratte dal testo già citato:

"Le portate della Valbona sono derivate mediante una traversa di presa a griglie orizzontali, alla quale è affiancata la vasca di sedimentazione, che risulta così disposta nel'alveo stesso del torrente e trasversale ad esso; tale disposizione è stata adottata onde poter ridurre quanto più possibile il volume complessivo dell'opera, visto le difficoltà di impianto del cantiere, che deve venire alimentato attraverso la galleria stessa di derivazione.

La presa è prevista per il funzionamento autonomo, a causa delle difficoltà di accesso alla località di sbarramento. A tale scopo lo spurgo dei depositi ghiaiosi e sabbiosi avviene a mezzo di due paratoie a settore automatiche di tipo brevettato, e a funzionamento intermittente in relazione alla entità delle portate presenti in alveo e al corrispondente presumibile apporto solido. La portata massima derivabile è di 0,8 m3/sec.

La galleria canale partendo da q. 813,30 circa si dirige in direzione sud con una pendenza i=0,00160, fino alla brevissima finestra (17 m) di Val Brustolade, situata a progressiva 1.796 circa, al vertice il fondo ha quota 815,57; il tracciato piega ora verso sud-ovest, conservando la medesima pendenza, fino al pozzo della Tovanella, distante oltre 823,29m..."


CONTINUA...
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Terza parte

Messaggioda colomber » mar mar 24, 2020 4:24 pm

4. L'opera di presa sul torrente Tovanella

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La descrizione degli ingegneri Berghinz e Ghetti continua:

"...fino al pozzo della Tovanella, distante oltre 823,29 m, dove la quota del fondo è 814,25; il profilo liquido nella galleria è però determinato dalla presenza, alla sommità del pozzo Tovanella, di uno stramazzo circolare con ciglio a quota 815,30.
La galleria ha una sezione di scavo di 4,5 m2 circa, nella sezione corrente le pareti sono rivestite in calcestruzzo per l'altezza di 1,00 m, e così pure la platea, che ha una larghezza utile di 1,75 m. A breve distanza dalla finestra Brustolade verso monte, la galleria ha attraversato un banco di materiale sciolto, costituente l'alveo del torrente omonimo; in questa zona per una lunghezza di 35,50 m il rivestimento è stato completato con il prolungamento dei piedritti a tutta altezza ed il getto di una calotta."

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"Nella Val Tovanella (fig. 20),

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una traversa con presa sub-orizzontale, munita di una canaletta di scarico per la messa fuori servizio della derivazione, sbarra il torrente con ciglio a q. 813,30; dal sottostante canale di raccolta, attraverso una paratoietta di 0,70 x 0,70 m, l'acqua penetra nella vasca di sghiaiamento che a sua volta comunica con il bacino dissabbiatore, collocato in fregio al torrente in sponda sinistra, attraverso una piastra forata con funzione di griglia fissa; a fianco di questa ultima è installato un sifone sghiaiatore di sezione 0,40 x 0,40 m che entra automaticamente in funzione quando, per l'ostruzione della griglia, il pelo d'acqua supera il livello prestabilito; il funzionamento del sifone continua, con intermittenza regolata dal grado di ostruzione e dalla portata affluente, fino a quando la corrente d'acqua scaricata, che è obbligata a lambire la griglia a forte velocità, completa l'asportazione della ghiaia depositata.
Dalla griglia attraverso uno stramazzo q. 816,57 la portata derivata entra nella vasca del dissabbiatore, che scarica a sua volta nella derivazione attraverso una bocca a battente di 0,20 x 1,90 m, con soglia a q.815,80; la portata massima derivabile è di 0,7 m3/s. Il cunicolo di spurgo termina con un secondo sifone, di sezione 0,50 x 0,50 m, destinato ad entrare in funzione quando la portata immessa nel dissabbiatore supera un limite prestabilito all'intorno della portata massima derivabile; anche in questo caso il funzionamento avviene ad intermittenza, con un ritmo determinato dall'entità della portata affluente, in quanto la chiusura idraulica del sifone, e quindi la sua possibilità di adescamento, è controllata da una vaschetta ausiliaria che si riempie lentamente attraverso un tubo con fori di alimentazione a diversa quota. Il tipo di presa è stato studiato in seguito alle esperienze su modello a scala ridotta.
Gli afflussi della Valbona e del Tovanella convergono nella camera d'imbocco del pozzo di Tovanella, situato nelle adiacenze dell'omonima presa; l'immissione avviene attraverso un calice d'imbocco a pianta circolare, con soglia a q.815,30, sagomato con profilo Creager e convenientemente aerato alla base per assicurare stabilità alla vena. Nel pozzo, che ha una sezione di scavo di 2,5 m2 circa, è bloccata una tubazione verticale in Eternit di diametro 0,80m, munita di giunti "Simplex"; da un lato è stato lasciato libero un passo d'uomo per l'ispezione.
Il pelo libero dell'acqua nel pozzo è legato alla piezometrica della derivazione principale, e può oscillare tra q.728 e 745 nella prima fase e da 744 a 810 nella seconda; un tratto di pozzo, di altezza variabile tra i 5 e gli 87 m viene quindi percorso in caduta libera, con trascinamento di acqua nella condotta; la velocità della corrente nel pozzo, con portate oscillanti da un minimo di 0,20 m3/s ad un massimo di 1,50 m3/s, supera il limite di disareamento naturale. Si è previsto quindi un dispositivo per eliminare l'aria trascinata, (fig. 20), sistemato al termine del pozzo e consistente in una camera dove la velocità dell'acqua scende a valori molto bassi, permettendo la separazione delle bolle d'aria che vengono raccolte sotto la calotta ed espulse attraverso un tubo di Eternit da 0,30 m di diametro. Al termine del tratto, un raccordo metallico, sempre con diametro di 0,80 m, inverte il moto dell'acqua dirigendolo verso l'alto e la introduce alla base del disaeratore; nell'interno un raccordo a calice in calcestruzzo armato di diametro crescente fino a 4,00 m rallenta l'acqua che risale fino alla velocità di 0,12 m/s; la camera ha pianta circolare, con diametro di 6,20 m e l'uscita avviene dal fondo, mediante tre condotti da 0,50 m di diametro facenti capo a un collettore metallico di scarico; l'acqua è quindi obbligata a discendere nello spazio anulare tra il calice e la parete, rallentando ulteriormente la propria velocità, il cui valore medio scende fino a 0,085 m/s, mentre le bolle d'aria si separano risalendo verso la calotta.
La camera è rivestita in calcestruzzo e gunite armata con 18 anelli diametro 26 al metro di acciaio TOR, con carico di lavoro di 3.000 kg/cm2, più un numero variabile (da 16 a 5) di ripartitori verticali diametro 20. Si accede all'interno attraverso un passo d'uomo diametro 0,60 m installato nel pozzo.
Il collettore è munito di uno scarico diametro 0,100 m, ha un diametro di 0,80 m ed immette in una tubazione di Eternit di pari diametro, munita di giunti "Simplex" installata lungo la finestra su blocchi di calcestruzzo ad interasse di 1,666m; la pendenza è discendente i=0,00011, la quota di fondo 723,38 all'inizio e 723,26 alla fine, la lunghezza di 1.041,25 m. Al suo termine un breve raccordo metallico precede una valvola automatica di intercettazione diametro 0,60 m, destinata ad impedire lo svuotamento della galleria nel caso di incidenti alla tubazione; ad essa segue una saracinesca diametro 0,50 m ed un breve condotto metallico che, attraversato il tampone della finestra, immette nella galleria Pontesei-Gardona."


A questo punto del testo gli autori ritornano brevemente alle prese progettate sul Rio Bianco e Rio Serra viste in precedenza:

"La derivazione in progetto dei torr. Rio Bianco e Rio Serra, è prevista mediante traverse a griglia orizzontale a spurgo automatico, che immettono in due brevi gallerie di collegamento, facenti capo ad un pozzo verticale che sbocca nella finestra di Solagnot, presso la porta stagna. L'immissione in galleria è realizzata mediante un condotto metallico di diametro 0,50 m, murato entro il tampone di chiusura."

...e continuano illustrando la derivazione in progetto degli affluenti di riva destra del Maè, che non viene descritta in questa sede.

L'opera di presa è situata poco sotto la confluenza dei tre torrenti maggiori della valle. Lo stato del ponticello metallico e i massi che ha trattenuto lasciano intuire l'entità della piena dell'ottobre 2018:

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Avvicinandoci sono visibili i danni esterni all'impianto:

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La scala di accesso all'opera di presa, il pozzo si trova all'interno del monte, sulla destra:

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Aggirando il sito in sinistra orografica è possibile vedere da monte lo stato in cui si trova:

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Pochi metri più in alto della presa, visibile sullo sfondo, si trovano i resti della stazione a monte di una teleferica utilizzata dai boscaioli:

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Da qui, scendendo lungo la traccia impercettibile di un sentiero abbandonato da decenni:

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...in breve si giunge all'unica area pianeggiante della zona, a pochi metri dalla presa:

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Vi si trovano diverse lattine d'olio arruginite, il che fa ritenere che qui ci fosse una cucina da campo ad uso degli operai del cantiere:

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Rimanendo in tema di teleferica, anche se non risulta sia stata utilizzata per la realizzazione dell'opera di presa, vediamo i resti della stazione di partenza situata sul Col de Bastian, a 650 metri, dove confluivano tre diramazioni dai boschi circostanti:

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...e uno spartano ricovero adiacente:

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Altri cavi di teleferica si vedono penzolare dai rami in diversi punti della valle fino al suo sbocco, sopra l'attraversamento ferroviario della forra, visibile solo dall'alto:

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Il tratto terminale della forra è claustrofobico:

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L'acqua raccolta in un bacino di 8,8 km2 deve farsi strada tra due stratificazioni verticali che lasciano un varco largo meno di due metri:

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Quello che può trasportare all'esterno e sulla presa a monte è visibile in questa foto ripresa un mese dopo Vaia. A sinistra Ospitale, di fronte il Piave.

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...CONTINUA
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Re: La derivazione dal Maè dell'impianto Piave-Boite-Maè-Vaj

Messaggioda pelton1989 » mar mar 24, 2020 9:51 pm

Report molto dettagliato e interessante, bravo
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Quarta ed ultima parte

Messaggioda colomber » mer mar 25, 2020 1:21 am

5. La finestra 3 Tovanella e la strada di accesso alla valle

Oltre all'opera di presa la S.A.D.E. realizzò una stretta strada che permetteva di portarsi con piccoli mezzi all'interno della valle. La vediamo, al centro della foto, staccarsi in ripida salita dal vecchio percorso dell'Alemagna:

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L'aspra morfologia della parte terminale della valle storicamente ne permise l'accesso, per le magre attività di sussistenza, sulla sinistra orografica. Solo attorno al 1830 apparve nella cartografia del Lombardo Veneto un sentiero sul lato opposto, sul quale si sviluppa la strada.
In questa carta militare austriaca del K.u.k. XX. Korpskommando, datata 1917, il percorso è tratteggiato, come sentiero, fino all'attuale terzo ponte, puntinato, come traccia, di li in avanti:

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Terminati i lavori idroelettrici, verso la fine degli anni '50, la strada venne abbandonata e negli anni '80 l'attraversamento dei ponti, su tavole marcite, era un'esperienza da brivido che pochi si sentivano di affrontare. Alla fine degli anni '90 la strada venne ripristinata per accedere al cantiere di costruzione di una briglia selettiva, posta a circa 400 metri dallo sbocco.
Attualmente i primi due ponti, messi in sicurezza, si presentano cosi:

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...e questa è la briglia selettiva, che trattiene le masse di dimensioni maggiori portate dal torrente durante le piene:

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Un tratto in cengia artificiale, prima di passare definitivamente sul lato sinistro:

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Superato il terzo ed ultimo ponte, ben presto ci si imbatte in una "calchèra" in buono stato di conservazione:

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...subito dopo la strada si fa più ripida e scompare in corrispondenza di un tratto scavato nella roccia e sottoposto a un continuo stillicidio, che in inverno lo ricopre di ghiaccio:

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Oltre questo punto la strada, per un breve tratto, appare perfettamente integra:

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... ma ben presto va a terminare nella grande frana, caduta circa trent'anni fa:

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E' assolutamente sconsigliato proseguire oltre, la frana è piu ripida di quanto appaia in questa foto, parzialmente appiattita da un grandangolare:

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Dei cordini di sicurezza sono disancorati e non vi sono appoggi piani su cui mettere i piedi:

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Poco più avanti si inconta un altro tratto franato, attrezzato con un ponticello malfermo e un cordino metallico:

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...e subito dopo si giunge al fondo della Val Brustolade:

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...che precede lo spiazzo del Col de Bastian, stazione di valle della teleferica, dove la strada probabilmente terminava.
Una vista dal lato opposto della valle, in rosso il tratto in frana:

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Proseguendo lungo una traccia, richiedente cautela per i tratti esposti e il terreno delicato, si entra nella Val Brustolade, che si risale per un tratto in destra orografica fin quasi all'omonima finestra, uscendone per riportarsi sopra la Val Tovanella.
In leggera salita si percorre una cengia artificiale:

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...con dei segni che lasciano intuire quanto tempo sia trascorso dalla sua realizzazione:

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...e, costeggiando a lungo il salto sulla Val Tovanella, si giunge alla confluenza dei tre torrenti, Tovanella, Val de la Lum, Sesaròla, a valle della quale si trova l'opera di Presa:

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In merito alla finestra 3, 'Tovanella', devo ammettere di esserci arrivato casualmente, senza conoscerne, al tempo, l'esistenza. Risalendo la valle ho seguito per pura curiosità una labile traccia secondaria, arrivando all'imbocco di un breve tunnel in un costone roccioso a picco sul torrente:

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...oltre il quale, per cengia, si arriva alla finestra a q.723, 95 metri più in basso dell'opera di presa:

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Dall'interno arrivava un abbondante flusso d'acqua che trasportava detriti vegetali. Vedendo dove sono impigliati quelli piu in alto, il livello durante la piena doveva sfiorare la volta.

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In conclusione, una panoramica a 180° di questo luogo, tutt'altro che ameno:

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Sperando abbiate gradito questa lunga divagazione, che sicuramente non avrebbe visto la luce se non mi trovassi forzatamente chiuso in casa, vi saluto dicendovi...
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Re: La derivazione dal Maè dell'impianto Piave-Boite-Maè-Vaj

Messaggioda colomber » mer mar 25, 2020 1:31 am

pelton1989 ha scritto:Report molto dettagliato e interessante, bravo


Ti ringrazio, ma avrei preferito non ci fossero le infelici condizioni per redigerlo
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Re: La derivazione dal Maè dell'impianto Piave-Boite-Maè-Vaj

Messaggioda brigaboom » sab apr 04, 2020 10:12 am

Mi unisco anch'io ai ringraziamenti (e al rammarico per le condizioni incidentali che han creato l'occasione :-| )
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Re: La derivazione dal Maè dell'impianto Piave-Boite-Maè-Vaj

Messaggioda Aca_Kaiserschmarren » sab apr 04, 2020 11:39 am

Grazie!
Una boccata d'aria virtuale in questi giorni pessimi.
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Re: La derivazione dal Maè dell'impianto Piave-Boite-Maè-Vaj

Messaggioda colomber » sab apr 04, 2020 4:21 pm

Grazie a entrambi, cerchiamo di tirare avanti come meglio possiamo.
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