Torrente Rio Grande: Dighe Ponte Vecchio e Para

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Torrente Rio Grande: Dighe Ponte Vecchio e Para

Messaggioda Flavia Corsano » mar gen 16, 2018 3:32 pm

Il Rio Grande è un torrente tributario di sinistra idrogeografica del Tevere, in cui confluisce poco a monte di Orte (codice corpo idrico N100125AF e N100125BF). Sotto la rocca di Amelia insistono due sbarramenti: (Para di monte) e Ponte Grande (di valle)

La Para risale al medioevo e mantiene quasi inalterata al sua forma e struttura originaria, con resti di opere idrauliche e un mulino in parte diroccato. A monte delle Para l’antico bacino (detto Lago Vecchio) è ormai da decine di anni completamente interrato e l’alveo del fiume è occupato da alberi, tronchi, detriti e rifiuti.

Lo sbarramento di valle, detto del Ponte Grande, fu costruito nel 1880 su un’antecedente manufatto medioevale ed è formato dallo sbarramento vero e proprio, alto 15 metri, e da un ponte i cui pilastri formano 4 finestroni per permettere il deflusso del Rio Grande. L’invaso artificiale, di 600.000 m3 di acqua, forniva la forza motrice per due mulini costruiti in serie sulla riva sinistra del torrente. Durante la II Guerra Mondiale la struttura fu bombardata dagli alleati: il ponte venne in parte distrutto senza che, però, la diga subisse alcun danno e quindi nell’immediato dopoguerra il ponte poté essere ricostruito rapidamente dal Genio Civile, con interventi anche sullo sfioro alla diga.

Lo scarico di fondo del Ponte Grande veniva aperto con cadenza più o meno decennale per permettere il deflusso dei fanghi accumulati sul fondo. Nel corpo diga esistono inoltre altri due scarichi che servivano i due mulini. Lo scarico di fondo è formato da una galleria che attraversa la diga per 17 metri, in cui sono state create delle nicchie per alloggiare due paratie formate da travi di quercia con all’interno pietrame vario. Per aprire la chiusa bisognava che un uomo entrasse nella galleria, spezzasse con un’ascia le travi della prima paratia, poi uscisse e lasciasse che la pressione dell’acqua finisse l’opera di rottura, consentendo così lo svuotamento. Una volta ripulito l’invaso, questa veniva richiusa con lo stesso metodo.

Nel dopoguerra i mulini vennero abbandonati e il bacino divenne luogo di ricreazione per la popolazione di Amelia. La cura del bacino fu affidata all’Associazione Amici del Rio Grande, un gruppo di pescatori locali. L’ultima apertura della porta di fondo avvenne tra il 1966-1970. Dopo questa apertura, la Provincia di Terni, allora l’organo di competenza della diga e del ponte del Rio Grande, non autorizzò più la chiusura della porta di fondo, perché temevano di compromettere la stabilità della struttura. A cavallo tra gli anni ‘70 e ‘80 gli Amici del Rio Grande, contravvenendo a quanto disposto dalla Provincia, richiusero l’apertura di fondo, tappandola con del cemento, e da allora la diga non è stata più ripulita (fine anni 80).

Dagli anni 90 il fenomeno di sedimentazione dei fanghi comincia a manifestarsi. Nel 2000 Il Consorzio di Bonifica Tevere Nera incarica l’Università di Perugia, Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale (Prof. Piergiorgio Manciola), di redigere uno studio approfondito del fenomeno e proporre un ventaglio di soluzioni. Passano anni di immobilismo, progetti abortiti, passaggi di competenze e perfino l’intervento della Protezione Civile, che iscrive i due manufatti in una lista di una quindicina di Grandi Dighe prive di gestore che necessitano di ’interventi di messa in sicurezza (fine anni 2000).

Successivamente, con un sopralluogo nell’ottobre 2013, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti accerta che l’invaso della Para è completamente interrato e, in assenza di un Concessionario, propone la dismissione idraulica del manufatto assimilandolo a semplice opera in alveo. Per la diga del Ponte Grande, constatato il medesimo stato di fatto, sottolinea però la necessità di procedere all'esame del Ponte ed eventuali altre azioni atte a garantire l'esercizio in sicurezza della viabilità. A seguito di un Ordinanza del Capo del Dipartimento di Protezione Civile del 9/1/2014, la Protezione Civile ha invitato la Regione a farsi carico del recupero, della gestione diretta e della messa in sicurezza delle due opere in alveo. Da allora la responsabilità della gestione dei due manufatti è per legge attribuita alla Regione, in quanto soggetto concedente l'uso delle acque e proprietario della strada n. 205 Amerina transitante sul ponte.
Flavia Corsano
Comunista
 
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