Vajont le frane e le onde di Agostino Sacchet

Dove parlare dei libri interessanti e utili al dighista
Rispondi
Avatar utente
dave
Osservatore di condotte forzate
Messaggi: 380
Iscritto il: 15 set 2010, 14:37

Vajont le frane e le onde di Agostino Sacchet

Messaggio da dave »

Parlando di libri, mi rivolgo a chi di voi ha letto l'ultimo libro di Sacchet: vajont le frane e le onde. Mi piacerebbe avere il vostro parere in merito alla nuova interpretazione dei dati che fornisce l'autore, in particolare sulla discesa di due frane distinte anziché in un blocco unico come ritenuto fino ad oggi dalla totalità di altri autori. Devo dire che l'analisi che fa Agostino è molto dettagliata e si basa sull'incrocio di molti dati, dal sismografo di Pieve ai dati della centrale di Soverzene fino ad arrivare all'orario indicato dagli orologi ritrovati e in esposizione nel museo al cimitero di Fortogna. Personalmente ho qualche perplessità su questa nuova ricostruzione. Un dubbio mi viene guardando l'attuale conformazione della frana, facendo riferimento soprattutto al solco del rio massalezza, perfettamente riconoscibile, e al suo sbocco, conservato intatto e ancora oggi visibile. Il mio pensiero è che se fosse caduta la frana in due diversi blocchi, prima ad ovest del rio e poi la parte ad est, la zona del massalezza non sarebbe così ben riconoscibile come lo è oggi. Ipotizzo che la parte ad est, nella sua discesa successiva, avrebbe dovuto in parte cancellare le tracce del rio, ed il suo sbocco dovrebbe essere essere quantomeno dissestato e disallineato rispetto alla parte occidentale. Invece sembra tutto perfettamente allineato, sia la parte ovest sia quella ad est. Personalmente sono portato a rimanere sull'ipotesi di caduta contemporanea della frana. Magari con velocità diverse ma comunque simultaneamente. Cosa ne pensate?
Avatar utente
colomber
Osservatore di condotte forzate
Messaggi: 172
Iscritto il: 01 set 2018, 09:35

Re: Vajont le frane e le onde di Agostino Sacchet

Messaggio da colomber »

Senza entrare nei dettagli della ricostruzione di Sacchet e conscio che non si dovrebbe fare, rispondo alla tua domanda con una domanda che pongo anche a me stesso.
Noto che la frana si è mossa in modo omogeneo a velocità crescente su tutta la sua larghezza fino alla caduta, è ipotizzabile che proprio al momento del distacco finale "qualcosa" abbia trattenuto il lobo est rispetto a quello ovest, in caduta rapida, con una resistenza tale da provocare il conseguente taglio dell'intera superficie di contatto tra le due ipotetiche parti della frana, dello spessore e lunghezza di centinaia di metri?
Comunque sia andata, sono dell'opinione che si tratti di un dettaglio men che marginale nel quadro del disastro.

Restando sull'argomento, ma cambiando libro, trovo interessanti le considerazioni esposte da Pierluigi Favero in "Ipotesi sul Vajont - Rilettura tra scienza e cronaca di una inondazione prevedibile e un disastro evitabile".
I molti eventi che singolarmente avrebbero potuto condizionare le scelte che hanno condotto all'epilogo disastroso sono analizzati oggettivamente, indirizzando il lettore alla conclusione espressa nel sottotitolo, per me condivisibile, che l'inondazione fosse prevedibile e il disastro evitabile.
Mi permetto solo un appunto, marginale nel contesto generale del libro, in difesa di un autore che mi è caro. Al termine del capitolo 7, "Le Responsabilità", Favero scrive:
Anche un grande scrittore come D. Buzzati, pur essendo bellunese, non trovò di meglio di additare la natura maligna di stampo leopardiano come causa del disastro piuttosto che l'errato umano rischio calcolato.
Il riferimento è presumibilmente all'articolo "NATURA CRUDELE", apparso in terza pagina del "Corriere della Sera" di venerdì 11 ottobre 1963, famoso per il brano spesso citato:
"Un sasso è caduto in un bicchiere colmo d'acqua e l'acqua è traboccata sulla tovaglia..."
Buzzati era si Bellunese di nascita, ma viveva a Milano e tornava a Belluno per le ferie estive, che trascorreva arrampicando nelle Dolomiti. Lontano quindi dalle ordinarie vicende bellunesi, è presumibile che del Vajont sapesse poco o nulla, e che chiamato a scriverne l'indomani della tragedia, in buona fede, da persona limpida qual'era, abbia sposato nel suo articolo l'ipotesi che andava per la maggiore il giorno dopo. L'incipit del suo articolo era molto più sofferto ed empatico di quella frase, che, decontestualizzata, suona terribilmente fredda e distaccata:
Stavolta per il giornalista che commenta non c'è compito da risolvere, se si può, con il mestiere, con la fantasia e col cuore. Stavolta per me, è una faccenda personale. Perché quella è la mia terra, quelli i miei paesi, quelle le mie montagne, quella la mia gente. E scriverne è difficile. Un po' come se a uno muore un fratello e gli dicono che a farne il necrologio deve essere proprio lui.
Avatar utente
dave
Osservatore di condotte forzate
Messaggi: 380
Iscritto il: 15 set 2010, 14:37

Re: Vajont le frane e le onde di Agostino Sacchet

Messaggio da dave »

colomber ha scritto: 03 mag 2022, 12:04
Comunque sia andata, sono dell'opinione che si tratti di un dettaglio men che marginale nel quadro del disastro.
Ai fini del disastro forse riveste un dettaglio marginale, ma dal punto di vista storico e scientifico a mio avviso ha una grande importanza. Vorrebbe dire rimettere in discussione o addirittura smentire tutte le ricostruzioni, gli studi, gli esperimenti effettuati dopo il disastro e le conclusioni di scienziati e studiosi in oltre 50 anni di storia, visto che si basano tutti sull'assioma della caduta in un unico blocco. E questo secondo me è di grande importanza... Sarebbe da riscrivere l'intera parte storico-scientifica del Vajont.
Rispondi