possibili correlazioni tra Vallesella e progetti del Vajont

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possibili correlazioni tra Vallesella e progetti del Vajont

Messaggioda dave » dom ott 29, 2017 5:28 pm

Leggendo dei dissesti di Vallesella sul libro di Toni Sirena "Le dighe della provincia di Belluno - storia e immagini", volevo sottoporvi una riflessione rispetto ad un'ipotesi che mi sono fatto su una stretta correlazione tra i dissesti di Vallesella derivanti dal lago di Pieve di Cadore e l’innalzamento della quota d’invaso del Vajont e le modifiche di progetto del sistema.
Mi spiego meglio:
I dissesti di Vallesella cominciano con l’innalzamento del lago di Pieve a partire dal 1950, e peggiorano anche negli anni successivi fino alla richiesta del Sindaco di revoca della concessione di utilizzo delle acque alla SADE; anche il Genio civile propende per l’eliminazione o la riduzione del serbatoio qualora le problematiche si dovessero aggravare…. La questione si trascinerà poi fino al 1959. Rimanendo però al 1950, il progetto di riferimento per il Vajont in quell’anno era ancora quello del 1948 con quota massima d’invaso a 677, quindi poco sotto la quota del lago di pieve che doveva essere la sua principale fonte d’adduzione. Il progetto rimane tale praticamente fino al 1956. Ora si fa strada la mia ipotesi:
Dati i problemi sempre più preoccupanti derivati dal lago di pieve per l’abitato di Vallesella, la SADE si trova a dover affrontare, nella peggior delle ipotesi, la possibilità di dover rinunciare alle acque di pieve e conseguentemente alla primaria fonte di alimentazione del bacino del Vajont; poteva dunque significare anche l’abbandono del progetto Vajont stesso. Bisognava trovare dunque una soluzione per essere preparati a tale evenienza e non dover rinunciare anche al Vajont oltre che a Pieve. Ecco dunque che nel 1952 spunta il progetto per la derivazione del Maè in loc. pontesei. Si era già pensato ad un serbatoio sul maè a partire dal 1948, ma gli ultimi eventi potevano aver dato l’accelerazione alla realizzazione dell’impianto. Risulterebbe spiegabile anche l’allacciamento della galleria proveniente da pontesei a quella di Pieve, che sarebbe rimasta inutilizzata nel caso della paventata perdita del bacino. Utilizzando quindi il bacino del Maè il problema Vajont poteva ritenersi risolto, per qualsiasi evenienza. A questo punto però, visto che il bacino di pontesei si trovava a quota molto più alta di quello di Pieve, perchè non portare avanti il progetto di aumento della quota d’invaso del Vajont?, non essendo più legati alla quota di Pieve si poteva effettivamente pensare ad un aumento di quota. Alcuni studi in tal proposito erano già stati effettuati, ed ecco che nel 1955 Semenza perfeziona un progetto con quota d’invaso a 722,5 che presenterà poi nel 1957. Questa nuova quota d’invaso avrebbe di fatto escluso il serbatoio di Pieve dal sistema Vajont, come di fatto poi sarebbe avvenuto ugualmente. Quindi indipendentemente da ciò che poteva succedere a Vallesella e, di conseguenza, al lago di Pieve, il Vajont sarebbe stato indipendente. L’unica cosa sarebbe stata la mancanza d’apporto di pieve alla centrale di Soverzene. Le sole acque del maè sarebbero però state sufficienti al riempimento del Vajont fino alla nuova quota? In teoria si, ma per non rischiare: perché non portare anche le acque del boite al Vajont? Serve però un bacino a quota più alta rispetto a valle di cadore, ed ecco che viene ripreso in considerazione il progetto di un bacino a vodo. La condotta si sarebbe allacciata con quella in uscita da pontesei andando così ad aumentare la portata in entrata al Vajont. Come poi si sa il bacino di pieve ha continuato il suo normale esercizio ed utilizzo ma sarebbe comunque uscito dal sistema Vajont baypassandolo ed andando ad alimentare in maniera autonoma val gallina e la centrale di Soverzene. La mia ipotesi dunque è che esista una stretta correlazione tra gli eventi di Vallesella, con conseguenti possibili sviluppi, e la realizzazione del nuovo progetto del sistema Vajont. Qualsiasi cosa fosse successa a pieve, la SADE aveva già trovato la soluzione per non dover rinunciare al Vajont. Se poi Pieve fosse (così come poi è stato) rimasto a disposizione , si sarebbe provveduto a staccare la galleria proveniente da pontesei e portarla direttamente nel Vajont,come effettivamente poi è avvenuto, e sarebbe stato tutto di guadagnato.
Secondo voi potrebbe essere plausibile questa ipotesi? Si spiegherebbero cosi molte delle scelte fatte per il Vajont in così breve tempo.
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Re: possibili correlazioni tra Vallesella e progetti del Va

Messaggioda dave » dom ott 29, 2017 5:43 pm

per la cronaca: dopo il 1959 si decise per lo spostamento dell'abitato di Vallesella dando continuità all'impianto di Pieve. La SADE comunque in quel periodo era veramente andata molto vicino a perdere l'impianto!!
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Re: possibili correlazioni tra Vallesella e progetti del Va

Messaggioda cestò » lun ott 30, 2017 11:55 am

Osservazione molto interessante, i miei complimenti Dave!
Quello delle quote rimarrà, a mio dire, un vero mistero. Ci sono stati molti cambiamenti, anche in corso d'opera, negli impianti facenti parte il Grande Vajont, primo fra tutti proprio quello del Vajont con le sue numerose modifiche all'altezza della diga e alla sua destinazione d'uso. Basti pensare al fatto che inizialmente avrebbe dovuto essere un impianto indipendente e con la zona di imposta della diga addirittura più a monte di quella scelta in via definitiva.
Non so se Vallesella c'entri qualcosa con le decisioni prese riguardo le quote e non so se effettivamente il Vajont abbia "rischiato" di non vedere la luce in quanto bacino inservibile per via del suo immenso volume di invaso per il quale non ci sarebbe stata una alimentazione sufficiente (in questo caso, alla luce dei fatti, sarebbe stata la salvezza di molte persone).
Secondo me non si è corso nessun rischio di abbandono del progetto in quanto le scelte dei progettisti erano ben calcolate e prese in considerazione delle varie esigenze che man mano andavano ad incontrare riguardo la necessità di poter ottenere sempre più energia e, cosa non trascurabile, la necessità di utilizzare l'invaso del Vajont anche per scopi irrigui.
Per quest'ultima credo che ci fossero forti interessi dello Stato o della stessa regione Friuli Venezia Giulia in accordo con i vari consorzi di bonifica.

Quel che conferma l'ipotesi che l'impianto di Pieve e la rispettiva condotta Pieve-Val Gallina siano state progettate e realizzate seguendo il progetto originario, ovvero con diga del Vajont alta intorno ai 202 metri, è l'assetto del by-pass del Vajont stesso. Se ci si fa caso, infatti, la condotta proveniente da Pieve si dirige direttamente verso il bacino e non verso val Gallina, questo dimostra che Pieve avrebbe dovuto scaricare sempre nel Vajont e passare per il ponte tubo solo nel caso in cui il Vajont sarebbe stato già pieno, oppure se quest'ultimo doveva essere svasato per qualche particolare motivo.
Con il nuovo progetto invece è stata invertita la funzione del by-pass, ovvero non avrebbe funzionato più soltanto nei casi specificati sopra ma avrebbe funzionato continuamente, tra l'altro costringendo l'acqua proveniente da Pieve a percorre ben quattro curve a circa 90° con le conseguenti e micidiali perdite di carico. Quindi Pieve, per default, non avrebbe più alimentato il Vajont, sempre se quest'ultimo non si fosse trovato ad una quota inferiore a quella di Pieve, cosa questa alquanto improbabile.

L'interrogativo però è se si sarebbe riuscito ad alimentare sufficientemente il Vajont senza il grande apporto del Piave...
Credo di sì, come dimostra il fatto che per le operazioni di invaso in fase di collaudo del Vajont, in quest'ultimo non sia mai affluita acqua da Pieve, quindi Boite e Maè insieme avrebbero potuto far fronte alla mancanza del Piave.
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Re: possibili correlazioni tra Vallesella e progetti del Va

Messaggioda dave » lun ott 30, 2017 4:27 pm

cestò ha scritto:Quel che conferma l'ipotesi che l'impianto di Pieve e la rispettiva condotta Pieve-Val Gallina siano state progettate e realizzate seguendo il progetto originario, ovvero con diga del Vajont alta intorno ai 202 metri, è l'assetto del by-pass del Vajont stesso. Se ci si fa caso, infatti, la condotta proveniente da Pieve si dirige direttamente verso il bacino e non verso val Gallina, questo dimostra che Pieve avrebbe dovuto scaricare sempre nel Vajont e passare per il ponte tubo solo nel caso in cui il Vajont sarebbe stato già pieno, oppure se quest'ultimo doveva essere svasato per qualche particolare motivo.
Con il nuovo progetto invece è stata invertita la funzione del by-pass, ovvero non avrebbe funzionato più soltanto nei casi specificati sopra ma avrebbe funzionato continuamente, tra l'altro costringendo l'acqua proveniente da Pieve a percorre ben quattro curve a circa 90° con le conseguenti e micidiali perdite di carico. Quindi Pieve, per default, non avrebbe più alimentato il Vajont, sempre se quest'ultimo non si fosse trovato ad una quota inferiore a quella di Pieve, cosa questa alquanto improbabile.

L'interrogativo però è se si sarebbe riuscito ad alimentare sufficientemente il Vajont senza il grande apporto del Piave...
Credo di sì, come dimostra il fatto che per le operazioni di invaso in fase di collaudo del Vajont, in quest'ultimo non sia mai affluita acqua da Pieve, quindi Boite e Maè insieme avrebbero potuto far fronte alla mancanza del Piave.


Marco, proprio per questi motivi che ho pensato all'ipotesi formulata. E' quasi palese che il progetto di riferimento fosse proprio quello di quota 677, quel progetto prevedeva come unica fonte di adduzione proprio il bacino di Pieve, venendo eventualmente a mancare quella portata si sarebbe seriamente messo a rischio anche la realizzazione del progetto Vajont, a meno che non si fosse trovata un'altra fonte d'adduzione. La derivazione del Maè è stata inserita in progetto nel 1952 e la concessione ottenuta l'anno dopo, quindi a tre anni dalla comparsa e aggravamento dei dissesti a Vallesella.

Successivamente, col nuovo progetto, portando la quota d'invaso a 722, il bacino di pieve, per il solo vajont, serebbe diventato di secondaria importanza se non inutile per il suo normale esercizio. Raramente infatti il Vajont sarebbe sceso sotto la quota d’esercizio di pieve, quindi finchè il vajont non si abbassava sotto quota d’esercizio di pieve, questo doveva necessariamente essere separato dal Vajont (quindi praticamente sempre) , E su questo penso non ci siano dubbi. Quindi Il Vajont poteva considerarsi a questo punto indipendente da pieve, realizzabile e utilizzabile indipendentemente da ciò che poteva succeddere sul Piave.
Si fosse verificata la peggiore delle ipotesi almeno Il progetto vajont poteva dirsi salvo e alimentatore di Soverzene. Il danno maggiore sarebbe derivato dalla mancata produzione della centrale dovuta alla mancanza di pieve.

Era di vitale importanza però cercare di mantenere anche il bacino di pieve come alimentatore della centrale di soverzene; questo contribuiva in maniera determinante alla produttività della centrale. Un eventuale ammanco di acqua proveniente da pieve avrebbe significato una forte limitazione della produttività della centrale con conseguenti perdite economiche.

Dato che la questione Vallesella poteva protrarsi per molto tempo, la SADE doveva farsi trovare pronta a far fronte a qualsiasi ipotesi, anche la peggiore, non era affatto scontato che le problematiche emerse fossero risolvibili, non si fossero risolte si sarebbe perso l'impianto.

Un altro ipotetico interrogativo: Forse uno dei motivi dell’innalzamento così imponente del volume d’invaso del vajont era stato pensato anche per un’eventuale ammanco dell’altro bacino? Venendo a mancare pieve, lasciare il Vajont alla quota di 677 con 58 milioni di metri cubi d’acqua (invasati dal mae e boite) non era molto conveniente, molto meglio averne a disposizione 160.

Di fatto, con il nuovo progetto , il bacino di Pieve usciva dal sistema Vajont, ma se lo si fosse salvato avrebbe contribuito in maniera determinante alla produttività di soverzene.

Queste sono tutte ipotesi non suffragate da dati certi, esiste però una relazione del genio civile del 1959 che paventava ancora una modifica o addirittura una revoca della concessione qualora la SADE non avesse provveduto a porre rimedio alle problematiche causate dal lago di pieve. Alla fine, nel 1964, dopo la catastrofe, si provvide a spostare l'intero abitato di Vallesella per poter utilizzare con definitivamente il bacino di pieve, divenuto in quel momento di vitale importanza avendo perso di fatto il Vajont.
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Re: possibili correlazioni tra Vallesella e progetti del Va

Messaggioda dave » lun ott 30, 2017 4:47 pm

Un'altra dubbio per capire se le portate di boite e maè fossero sufficienti a mantenere un normale esercizio del Vajont:
quali potevano essere le portate in ingresso e in uscita dal Vajont in un ipotetico normale esercizio?
l'unica fonte d'adduzione oltre l'imbrifero (2mc/s) era la galleria proveniente da Gardona che raccoglieva sia le acque del boite che quelle del Maè. Vero che era in progetto anche l'adduzione dal cimoliana ma i lavori si erano fermati. le portate d'uscita erano quella per la centrale del colomber e quella per la diretta verso val gallina. Guardando la situazione del 9 ottobre dal Vajont uscivano 15 (colomber) + 30 (diretta valgallina) mc/s quindi un totale di 45 mc/s. Quale poteva essere il punto di equilibrio tra ingressi e uscite per non scendere troppo di quota? il 9 ottobre entravano nel bacino 9mc/s provenienti dalla gardona, ma questi dati non fanno testo in quanto si stava procedendo ad un rapido svaso.
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Re: possibili correlazioni tra Vallesella e progetti del Va

Messaggioda cestò » lun ott 30, 2017 5:09 pm

Bisogna aggiungere che Gardona è stata messa fuori servizio alle... 19:45(?) se non vado errato. Questo per accelerare ulteriormente lo svaso visto che ci si trovava nell'imminenza del distacco della frana e non si era ancora raggiunta raggiunta la fatidica quota di sicurezza calcolata da Ghetti.
L'apporto del Cimoliana-Settimana e Cellina sarebbe stato esiguo ma comunque avrebbe contribuito ad addurre acqua nel Vajont. Questa galleria di adduzione è stata sospesa perché la Sade, in odore di nazionalizzazione (si era ne 1962), ha pensato di risparmiare questa spesa visto che di lì a poco ci avrebbe pensato il nuovo ente, ossia l'Enel. Questo a dispetto di chi afferma che la Sade aveva l'obbligo di terminare gli impianti ed addirittura di costruirne di nuovi.
La galleria dal Cimoliana quindi si sarebbe realizzata, anche se in un secondo momento.

Una mia ipotesi è che le portate provenienti da Gardona servivano ad alimentare Soverzene ma per il mantenimento del livello dell'invaso, nonché per gli scopi irrigui, ci pensasse la portata del proprio bacino imbrifero. Ipotesi maturata or ora e senza dati per le mani, quindi da non prendere alla lettera.
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