Impianti alta Val Torre

Dedicato alle discussioni e reportage delle dighe e centrali del Triveneto. Le discussioni sul Vajont vanno invece sulla sezione dedicata a quest'impianto.

Impianti alta Val Torre

Messaggioda Il guardiano della diga » lun feb 16, 2009 10:21 am

Scoprendo quasi per caso che l’alta Val Torre è stata teatro di importanti ed ardite opere idroelettriche realizzate tra la fine del 1800 e gli inizi del 1900, ho voluto capirne di più, frequentando questi luoghi più volte, al fine di trovare qualche segno, qualche dettaglio, ed eseguendo anche numerose ricerche della documentazione che potesse trattare l’argomento.
Purtroppo testi dedicati all’argomento specifico non ne esistono; esiste qualche pubblicazione, poche righe, qualche immagine e null'altro. E’ come se per qualche oscuro motivo non si fosse voluto mantenere memoria storica di queste opere.
Opere progettate e realizzate da un uomo geniale, un pioniere dell’energia elettrica e dell’industrializzazione friulana: Arturo Malignani.
Opere che, talvolta, dopo più di cent’anni sono ancora presenti, perfettamente intatte e funzionanti, come l’impianto di Crosis, monito della bravura, della conoscenza e dell’impegno dei friulani.
Siccome ho dovuto ricostruire uno schema storico-geografico dell’argomento per capirci qualcosa, ho organizzato conseguentemente anche questo topic, dividendolo, se vogliamo, per capitoli.
Spero che questa novità rispetto ai miei threads precedenti non sia troppo pesante e la lettura sia comunque piacevole.


L’alta Val Torre

L’alta Val Torre si può individuare come l’area delimitata a nord dalle sorgenti del torrente Torre e a sud dall’abitato di Tarcento; un lembo di terreni prealpini di circa 12 km di lunghezza.
Il torrente che da il nome a questa valle nasce dal monte Sorochiplas (appartenente alla catena dei Musi), sotto l’abitato di Tanataviele, ad un’altezza di 529 m s.l.m.; l’ambiente, sebbene del tipo prealpino, presenta caratteristiche soprattutto climatiche più vicine a quelle riscontrabili in situazione alpina vera e propria, sebbene si trovi ad una distanza di soli 32 km a nord della città di Udine.
Dalle sorgenti, il Torre nel corso dei secoli ha scavato una profonda forra in un ambiente montano di unica bellezza, sino ai pressi dell’abitato di Tarcento, dove il percorso del torrente inizia a distinguersi in una situazione più pianeggiante.
Caratteristico il profilo altimetrico del torrente, con un’evidente pendenza nei primi tratti di percorso (vedi grafico sottostante).
Il Torre riceve gli affluenti Mea (nei pressi delle sorgenti), rio Malisciach, torrente Vedronza (unico affluente di destra) e torrente Cornappo; più a valle, e precisamente in prossimità dell’abitato di Trivignano udinese, riceve l’affluenza del torrente Malina e del fiume Natisone. Successivamente il Torre diventa a sua volta affluente del fiume Isonzo in località Turriaco.
Per secoli le acque del Torre sono state sfruttate per produrre forza motrice ai numerosi mulini ad acqua sparsi lungo le rive; alla fine del 1800 questa situazione era pressochè rimasta invariata da secoli.
Il Friuli, e nella fattispecie la città di Udine ed altri piccoli centri periferici in espansione, a quell’epoca era interessato da un’espansione demografica ma soprattutto industriale; l’assenza di fabbisogno energetico di tipo elettrico divenne un problema sentito.
Fu grazie all’intraprendenza dell’inventore ed imprenditore Arturo Malignani che si pensò allo sfruttamento del potenziale idraulico del torrente Torre.
Il torrente presentava infatti caratteristiche idonee per lo sfruttamento della acque; una fonte continua e consistente di energia.
“…Il Torre nasce da una fonte ben determinata ed assai abbondante, poiché non costa abbia avuto mai una portata inferiore a 700 litri al secondo (febbraio 1909)…” da Guida delle prealpi Giulie’, di O. Marinelli, 1912.
Risultavano, sempre in quegli anni, portate abbastanza rilevanti del torrente registrate presso l’abitato di Tarcento: 4 m3/sec in condizioni normali, addirittura 500 m3/sec nella notte tra il 6 ed il 7 ottobre 1909, data memorabile per via di un vero nubifragio che aveva interessato la zona.
E così, prima della fine del 1800, furono presentati i primi progetti di queste opere e negli anni a seguire l’alta Val Torre non fu solo un paesaggio naturalistico di estrema bellezza ma anche sito di due importanti impianti idroelettrici che furono indispensabili allo sviluppo industriale del Friuli.

Immagine

Il suggestivo paesaggio dei monti Musi da dove prende vita il torrente Torre:

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Il pioniere dell’energia elettrica

Arturo Malignani (Udine, 1865-1939) non fu solo l’inventore della lampada sottovuoto (scoperta del vuoto chimico industriale), ma fu uno scienziato e ricercatore poliedrico, che si impegnò in vari campi: svolse ricerche sulla fotografia, l’elettrologia, la meteorologia (sua la stazione meterologica costruita ed installata sul colle del castello di Udine) e l’astronomia.
Assecondato dall’imprenditore Marco Volpe, consentì a Udine, nel 1888, di passare dall’illuminazione a gas a quella elettrica, con lampadina di sua invenzione, sia per l’ambito pubblico che per quella domestico. Fu un fatto importante perché l’avvenimento era il secondo in Italia, dopo quello di Milano del 1885.
Quella di Malignani per l’elettricità era una vera e propria passione: egli infatti, a soli 26 anni, inventò un’auto elettrica a batteria in grado di raggiungere i 16 km/h e nel 1896 fu chiamato negli Stati Uniti da Edison curioso di conoscere il sistema “Malignani” delle lampade a filamento.
Da ricordare altre opere idrauliche di sua invenzione realizzate nella città di Udine: la centrale delle Grazie (due gruppi rimasti in funzione sino al 1941), la centrale Volpe, una centrale a monte di Porta Poscolle.
Va ricordato comunque per aver promosso la rivoluzione industriale dell’alta Val torre per il razionale sfruttamento dell’energia elettrica con due grandi opere: la diga di Crosis e l’impianto di Vedronza.

Arturo Malignani in una foto d’epoca:

Immagine


L’impianto di Vedronza

Alla fine del 1800 la città di Udine necessitava di una forte richiesta di energia elettrica, sia per le numerose piccole industrie cittadine, sia per il fabbisogno pubblico e privato. L’illuminazione domestica tanto quella pubblica, funzionava attraverso il gas ed il trasporto pubblico, ovvero i tram, erano a trazione animale.
Dopo aver completato l’impianto di Crosis che vedremo di seguito, il Malignani, supportato dall’imprenditore Marco Volpe, progettò l’impianto di Vedronza che vedeva la creazione di una centrale idroelettrica molto più potente di quella di Crosis appena ultimata.
Il progetto prevedeva la realizzazione di una diga di ritenuta a circa 2 km dalle sorgenti del torrente Torre, con relativa presa di intercettazione, un canale adduttore di 3,6 km di lunghezza, a cielo aperto, di una vasca di carico e della sottostante centrale ubicata alle porte settentrionali dell’abitato di Vedronza.
L’attuale strada statale di Uccea, visibile nella foto aerea sottostante, all’epoca non esisteva ancora, anzi, era presente solo uno stretto sentiero che partiva da Vedronza per giungere in Val Mea, percorribile solo a piedi. Non che la situazione fosse migliore da Vedronza verso Tarcento, dove era presente una strada sterrata di circa 3 metri di larghezza pericolosa ed instabile.

Immagine

Fu quindi occasione quella per la realizzazione dell’impianto, di iniziare la costruzione di una vera e propria strada carrozzabile, che partendo da Tarcento collegasse Uccea e quindi il passo Tanamea; lavori iniziati in concomitanza con la costruzione dell’impianto idroelettrico e che proseguirono negli anni seguenti; nella foto successiva lavori di costruzione della strada nel 1919:

Immagine

Nel punto ove Malignani progetto la testa dell’impianto, il vecchio ponte che permetteva il passaggio dalla sponda destra e quella sinistra fu ricostruito ed a monte dello stesso, a meno di una decina di metri, fu realizzata l’opera di presa con il relativo locale paratoia; qualche decina di metri a valle dello stesso ponte, fu realizzata l’opera di sbarramento, una diga poco più consistente di una briglia. A valle della stessa erano presenti gli scarichi dello sghiaiatore del canale derivatore, ubicato in sponda sinistra. Nell’immagine sottostante è visibile l’attuale ponte della strada statale di Uccea (SS646), nonché l’edificio della presa di derivazione (a nord), la diga Malignani (a sud) ed in fianco la cabina e le paratoie sghiaiatrici:

Immagine

I lavori per la costruzione dell’impianto in questa parte della Val Torre iniziarono nel 1902.
La diga, visibile nella foto successiva, non era molto grande; le dimensioni e la fattura erano da considerarsi più vicine a quelle di una briglia piuttosto che ad uno sbarramento più imponente, tipo quello appena completato di Crosis; di fianco alla diga, in sponda sinistra, è visibile la cabina in calcestruzzo e le bocche di scarico dello sghiaitore.
Non avendo trovato alcuna foto ed alcun dato tecnico della diga, e visionando il sito allo stato attuale, si potrebbe affermare che lo sbarramento era costituito da una muraglia in pietre unite con malta di cemento, dalla pianta leggermente arcata, di un’altezza di non più di 2 metri esclusa la parte sommersa di fondazione e di una larghezza di circa 60 cm.

Immagine

Nella foto seguente ho ricostruito lo sbarramento con un po’ di fantasia immaginandomi come poteva essere ai tempi della sua costruzione:

Immagine

Nelle foto successive si possono notare un moncone in destra valle della struttura della diga e la pianta arcata.

Immagine

Immagine

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Messaggioda Cisky79 » lun feb 16, 2009 10:31 am

sei il genio del fotomontaggio.
ciò che è bene è bene, ciò che è male.........a volte è bene!!
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Re: Impianti alta Val Torre

Messaggioda Elettronico » lun feb 16, 2009 11:15 am

Il guardiano della diga ha scritto:Nella foto seguente ho ricostruito lo sbarramento con un po’ di fantasia immaginandomi come poteva essere ai tempi della sua costruzione:

Immagine



... sono sconvolto....
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Re: Impianti alta Val Torre

Messaggioda Il guardiano della diga » lun feb 16, 2009 11:21 am

Elettronico ha scritto:
Il guardiano della diga ha scritto:Nella foto seguente ho ricostruito lo sbarramento con un po’ di fantasia immaginandomi come poteva essere ai tempi della sua costruzione:

Immagine



... sono sconvolto....


Ti assicuro che non mi drogo! :lol:
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Messaggioda ienax_ridens » lun feb 16, 2009 11:30 am

Mamma mia... :shock:
Con queste capacità di foto-montaggista potrebbe nascere qualche dubbio sulle effettive escursioni del guardiano... :twisted:

Ovviamente scherzo...non sia mai che si mette in dubbio l'attendibità del nostro miglior postatore! :-D
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Messaggioda Aca_Kaiserschmarren » lun feb 16, 2009 11:37 am

Che dire?
Ti prego Guardiano, posta le puntate successive!!
Tu non ti farai di nulla, però noi, poveri mortali, diventiamo dipendenti dai tuoi reportages!!
Ancora,ancora,ancora!
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Messaggioda Elettronico » lun feb 16, 2009 11:50 am

ienax_ridens ha scritto:Mamma mia... :shock:
Con queste capacità di foto-montaggista potrebbe nascere qualche dubbio sulle effettive escursioni del guardiano... :twisted:



... è la stessa cosa che ho pensato io...
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Messaggioda Il guardiano della diga » lun feb 16, 2009 11:52 am

Osservando con attenzione la sponda destra in zona diga, è possibile notare un paio di curiosi dettagli: il primo, riportato nelle due foto successive, riguarda la presenza di un piccolo scarico ottenuto nell’imposta in calcestruzzo della diga: esso si trova ad un metro e mezzo circa a monte dal corpo diga, ad un’altezza inferiore di una ventina di centimetri da quello che attualmente pare essere il coronamento. Vista l’assenza di schemi o disegni del progetto originario si può ritenere, viste le dimensioni, che si trattasse probabilmente di una derivazione per un canale a scopi irrigui. Interessante la semplicità della realizzazione dei gargami della paratoia (quest’ultima non presente).

Immagine

Immagine

Il secondo e curioso dettaglio è situato sempre in sponda destra, a valle dello sbarramento, ma sulla riva. A non più di cinque metri dall’alveo del torrente è possibile vedere spuntare dal terreno due viti senza fine di manovra appartenute probabilmente ad una paratoia; non è possibile capire se la paratoia regolasse la derivazione provvisoria del torrente durante i lavori di costruzione della diga o meno data l’assenza di schemi d’epoca. Della paratoria nessuna traccia, il terreno ha inglobato, per via naturale o per volontà dell’uomo, tutta la struttura. Nelle foto successive sono riportati i due vitoni, distanti tra di loro circa un metro e mezzo e orientati verso l’alveo del torrente.

Immagine

Immagine

Dalla diga, procedendo in direzione nord per qualche centinaio di metri si giunge presso l’opera di presa ed il relativo edificio di comando. Essi si trovano immediatamente a monte del ponte della SS646 che attraversa il Torre (vedi lo schema su foto aerea iniziale). Si riporta una rara immagine d’epoca (1905) con il ponte in legno ed in secondo piano la cabina di presa:

Immagine

L’edificio di presa, che pare essere stato ampliato successivamente rispetto alla versione che appare nella fotografia sopra riportata, è ben visibile dal ponte attuale della strada statale. Scendendo lungo un comodo sentiero in sinistra valle si accede all’opera in pochi metri:

Immagine

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Messaggioda phante » lun feb 16, 2009 12:05 pm

Il guardiano della diga ha scritto:Immagine


Dopo aver visto la ricostruzione della diga mi sarei aspettato che uno di quei figuri avesse la faccia del guardiano :wink:
Siamo macchie d'olio pensante,
trasportate lungo corridoi d'ombra.
Da qualche parte abbiamo i corpi,
molto lontano, in una mansarda stipata
con il soffitto d'acciaio e vetro.

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Messaggioda Il guardiano della diga » lun feb 16, 2009 2:31 pm

Confrontando la foto successiva con la foto d’epoca postata precedentemente, si può notare come l’edificio sia stato ampliato lato sinistra valle; la dimensione iniziale corrisponde infatti con la decorazione esterna in pietra, il muro in calcestruzzo lisciato è l’ampliamento realizzato successivamente alle messa in funzione dell’impianto.

Immagine

Nel dettaglio seguente è visibile la decorazione a portale di pietra dell’imbocco della luce di presa; tali finiture di abbellimento erano tipiche delle opere idroelettriche in quegli anni.

Immagine

Sul lato settentrionale dell’edificio è situata la porta d’accesso; sopra l’uscio è posta una pietra lavorata che riporta l’anno di costruzione: 1906. All’interno della cabina tutte le pareti risultano intonacate e decorate con motivi floreali di una bellezza particolare, che paiono realizzati a mano.

Lo stato di conservazione dei muri e degli intonaci è ottimo considerando l’età del manufatto e l’ubicazione in un ambiente con caratteristiche climatiche piuttosto severe.
Il lato settentrionale dell’edificio di presa:

Immagine

Pietra incisa sopra all’uscio:

Immagine

Da una finestra si intravede la decorazione dei muri interni:

Immagine

Gli interni del locale ed i muri finemente decorati:

Immagine

All’interno dell’edificio ogni organo meccanico è stato rimosso e sul pavimento sono presenti solo alcuni ruderi e calcinacci.
Spostandosi verso valle e mantenendo la sinistra valle si può percorrere il sentiero originale che conduce verso la cabina e lo sghiaiatore (vedi foto aerea iniziale) che si trovano in corrispondenza della diga; sovrastante queste opere si trova il tornante sinistro della strada che conduce ad Uccea:

Immagine

Un cartello ENEL ci informa che siamo su una proprietà privata:

Immagine

Il canale derivatore percorre circa 200 metri in galleria e diventa a cielo aperto nei pressi della cabina; nelle foto successive è visibile lo sbocco della galleria in calcestruzzo ed il relativo anno di costruzione, in tal caso 1905:

Immagine

Immagine

Il canale, nel tratto aperto, ha una larghezza di circa un metro e mezzo ed altrettanta profondità.
Dopo una decina di metri, sulla destra, è visibile la cabina. Tale manufatto è davvero curioso per quanto riguarda la rispettiva funzione, ed infatti si possono solo azzardare delle ipotesi. La cabina è composta da 2 piani, quello superiore accessibile dal sentiero a fianco del canale e quello inferiore al quale si può accedere solo attraverso una botola dal pavimento (vedi foto). Nel piano superiore è evidente come vi fosse la presenza di un trasformatore, in quanto all’esterno sono presenti gli isolatori, vi sono i condotti di passaggio attraverso il muro ed un’equivocabile scritta dipinta dimostra che vi era una tensione di 3000 volts:


Immagine

Botola di accesso al piano inferiore:

Immagine

Ubicazione del trasformatore e fori passaggio cavi:

Immagine

E’ soprattutto la presenza del tubo in calcestruzzo che collega il piano inferiore della cabina a quello che era il bacino a monte della diga (vedi foto successiva) e della piccola paratoia di collegamento con il canale di derivazione che incuriosisce. Un’ipotesi è che nel piano inferiore della cabina fosse presente una pompa di sollevamento che riversava nel canale quando, ad esempio, alla presa non vi fosse acqua a sufficienza o durante i lavori di costruzione dello sbarramento. Oppure, semplicemente che la paratoia fosse uno scarico ausiliario che riversasse l’acqua nel bacino e che il manufatto fosse una semplice cabina di trasformazione MT/BT.

Il tubo sotto il piano inferiore della cabina:

Immagine

La piccola paratoia che collega il canale di derivazione con il sottostante tubo in calcestruzzo:

Immagine

Anche la paratoia della foto precedente, come si può ben notare, aveva un azionamento unicamente manuale. Subito a valle della cabina è presente il dispositivo sghiaitore ricavato sul canale stesso e con due paratoie di scarico. Gli azionamenti di codeste paratoie sono ancora in buon stato:

Immagine

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Messaggioda Aca_Kaiserschmarren » lun feb 16, 2009 4:38 pm

Perdona la domanda ebete: sulla Tabacco c'è segnato un canale che alle sorgenti del Torre parte in sponda dx, attraversa il torrente all'altezza del primo ponte dopo la galleria, prosegue in sponda sx fino a Ciseriis lungo la ss646, passa in sponda dx e sottopassa la collina a nord ovest di Tarcento per inoltrarsi nella piana lungo la ss356 verso ovest.
Ha qualcosa a che fare con le opere che ci stai illustrando così bene?
(Ti prego di non chiedermi di postare l'estratto della Tabacco in parola perché, oltre agli ovvi problemi di copyright, avrei degli enormi problemi tecnici a scansionare la cartina: incapacità manifesta dell'operatore :-) )
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Messaggioda Il guardiano della diga » lun feb 16, 2009 5:14 pm

Aca_Kaiserschmarren ha scritto:Perdona la domanda ebete: sulla Tabacco c'è segnato un canale che alle sorgenti del Torre parte in sponda dx, attraversa il torrente all'altezza del primo ponte dopo la galleria, prosegue in sponda sx fino a Ciseriis lungo la ss646, passa in sponda dx e sottopassa la collina a nord ovest di Tarcento per inoltrarsi nella piana lungo la ss356 verso ovest.
Ha qualcosa a che fare con le opere che ci stai illustrando così bene?
(Ti prego di non chiedermi di postare l'estratto della Tabacco in parola perché, oltre agli ovvi problemi di copyright, avrei degli enormi problemi tecnici a scansionare la cartina: incapacità manifesta dell'operatore :-) )


Probabilmente ti riferisci alla derivazione dell'acquedotto per l'acqua potabile....Don't worry, fa parte di questo progetto anch'esso...a breve sui vostri schermi... :lol:
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Messaggioda Aca_Kaiserschmarren » lun feb 16, 2009 5:41 pm

Thanks!
Resto in trepidante attesa!
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Messaggioda paolog » lun feb 16, 2009 10:24 pm

Complimenti... Come sempre ottimo reportage con molti particolari...
Sulla strada del ritorno dal Motoraduno sul Bernadia, suppongo......
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Messaggioda Il guardiano della diga » lun feb 16, 2009 11:26 pm

paolog ha scritto:Complimenti... Come sempre ottimo reportage con molti particolari...
Sulla strada del ritorno dal Motoraduno sul Bernadia, suppongo......


No, no. Niente motoraduno quest'anno: moto smontata nel garage in attesa del completamento di sapienti e faticose modifiche.

Diciamo che questo lavoro è il risultato di tante ricerche e di tanti viaggi nella zona iniziati oramai un anno fa. :wink:

Ho una briciola di fierezza, se devo essere sincero, sulla realizzazione di questo topic (e del volume che sto realizzando per me) in quanto un anno fa non sapevo nulla di questo impianto e con tante ore di fatica, telefonate, letture in biblioteca, informazioni e richieste fatte casa per casa (è vero!) son riuscito a tirare fuori quello che vedete.
Ma soprattutto tanti viaggi nella zona... :oops: ...ho la brutta abitudine di non portarmi sempre dietro la macchina fotografica...e i benzinai ringraziano!
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Messaggioda ienax_ridens » mar feb 17, 2009 9:46 am

Intanto complimetoni per un "lavoro" ineccepibile come sempre! Io non so come fai...ti ammiro veramete tanto! :shock:

Il guardiano della diga ha scritto:Ma soprattutto tanti viaggi nella zona... :oops: ...ho la brutta abitudine di non portarmi sempre dietro la macchina fotografica...e i benzinai ringraziano!


Comunque per uno come te, Guardiano, la fotocamera dovrebbe essere un accessorio come lo sono le scarpe per camminare o il serbatoio del 306 per metterci il gasolio!!!
Diciamo che potresti usarla come portachiavi...così non sbagli mai! :wink: :shock:
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Messaggioda Il guardiano della diga » mar feb 17, 2009 9:59 am

Gentilissimo, grazie... :oops:
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Messaggioda Il guardiano della diga » mar feb 17, 2009 10:45 am

A valle di questa sezione il canale a cielo aperto in calcestruzzo prosegue verso valle per un tratto di 3600 metri, passando l’abitato di Pradielis e giungendo sino sopra l’abitato di Vedronza, precisamente nell’ultimo tornante destro a salire della strada di collegamento Vedronza-Lusevera.
L’immagine sottostante riporta il percorso del canale in una foto aerea:

In azzurro il percorso della derivazione:

Immagine

Questi 3,6 chilometri di canale sono stati realizzati in calcestruzzo, nei primi tratti poggiato in roccia e contraffortato da piloni di sostegno, più a valle direttamente scavato nel terreno e rivestito in calcestruzzo, con forma trapezoidale. Vi sono dei tratti in cui il canale sorpassa qualche rio oppure piccole insenature tra una costa e l’altra, in tal caso è possibile vedere dei ponti-canale come quello riportato nella foto sottostante.

Immagine

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Tratto di canale sospeso nel bosco:

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Nella foto d’epoca successiva è visibile la costruzione del canale nei pressi di Pradielis nel 1907; a seguire alcune immagini del canale allo stato attuale.

Costruzione del canale derivatore (1907):

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Costruzione del canale derivatore (1906) – archivio Primo Cellino:

Immagine

Il canale allo stato attuale attraversa boschi e prati:

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Immagine

Nei pressi della strada che collega Vedronza a Lusevera il canale torna ad essere interrato, attraversa la strada stessa sotterraneamente e si collega alla vasca di carico.
La vasca di carico è visibile solo ponendo grossa attenzione e solamente durante la stagione invernale, quando la vegetazione è maggiormente spoglia. Essa si trova una decina di metri all’interno del terzo tornante a salire della strada. Il manufatto, con una base di circa 4x4 metri ed un’altezza di circa 3 metri, è riconoscibile in quanto vi è inglobato un pezzo della tubazione metallica, di circa 80 centimetri di diametro, che scendeva per una lunghezza di 300 metri e per un salto di 69 metri e raggiungeva la sala macchine della centrale del sottostante abitato di Vedronza. Lo sbocco della tubazione è stato sigillato dopo la dismissione per ovvie ragioni di sicurezza.

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Messaggioda Il guardiano della diga » mar feb 17, 2009 2:03 pm

Curioso un manufatto (tipo piccola cabina) ubicato nel bosco sovrastante il tornante; esso è assai vecchio, l’interno è attualmente ricoperto di vegetazione e calcinacci; anch’esso potrebbe essere riconducibile ad uso dell’impianto, potrebbe infatti essere stato lo sfiato di un piezometrico visto la sua posizione sulla direttrice verticale della vasca di carico:

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Nello schema successivo è visibile la situazione di questa porzione di impianto: la strada tortuosa conduce da Vedronza a Lusevera, la condotta forzata attraversa la strada statale 646 per giungere alla centrale, ubicata sull’altro lato dell’arteria ed il canale di scarico a cielo aperto che immette nel torrente Torre.

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Dall’uscita della vasca di carico sino in prossimità della centrale elettrica, soprattutto nel bosco sono visibili numerose tracce della presenza della condotta forzata. Sotto la strada che collega Vedronza a Lusevera, in prossimità del terzo tornante, è visibile dapprima il cunicolo di sottopasso all’interno del quale era presente la tubazione:

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Nelle fotografie successive è possibile vedere il canalone di discesa della condotta forzata che attraversa i boschi di Lusevera:

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L’ultimo tratto della discesa della condotta, che poi sottopassa la Strada Statale 646 verso il confine settentrionale del paese di Vedronza, è ritratto nella fotografia sottostante:

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Interessante il confronto della sottostante immagine d’epoca con le fotografie attuali successive, scattate in zona centrale idroelettrica: visibile la discesa della tubazione ed il cunicolo di sottopasso alla strada di collegamento Vedronza-Pradielis.

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E’ stato sorprendente scoprire dalle poche foto d’epoca recupate e dagli articoli che riferivano dell’argomento come i responsabili del progetto e lo stesso Malignani seguissero e sovrintendessero direttamente i lavori, seguendo i vari cantieri sparsi dalle opere di ritenuta e di presa, al canale derivatore, alla centrale, quasi quotidianamente! Modalità impensabili ai giorni nostri.

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Messaggioda pax8 » mer feb 18, 2009 10:49 am

Affascinanti queste ricerche di archeologia industriale. Ottimo lavoro :-D
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