Impianto del Salto e Turàno

di




Premessa

Quello che mi appresto a descrivere è un impianto davvero grandioso, composto da due immensi bacini distanti tra essi circa 9 chilometri e collegati insieme da una condotta in modo da formare un unico grande bacino. Sommando la capacità di questi due invasi si ottiene una riserva d’acqua davvero impressionante: 419650000 m3!

In oltre, il contesto ambientale in cui sono inseriti è a dir poco spettacolare! Se da un lato la creazione di questi bacini ha comportato degli enormi sacrifici da parte dei contadini che hanno dovuto abbandonare le loro terre e le loro case, dall’altro lato ha certamente creato dei luoghi davvero suggestivi ed incantevoli in zone già di per sé affascinanti per via del terreno molto variegato, composto da forre, valli, colline e monti, e dall’incredibile abbondanza di vegetazione. Entrambi i laghi infatti sono circondati da boschi fino a riva per quasi tutto il loro perimetro.

Laghi grandi ed incantevoli dalle acque di un intenso color smeraldo, che con i riflessi del sole si tingono d’azzurro e chiazze blu cobalto, lussureggianti boschi di querce e castagni, piccoli borghi medioevali arroccati sulle alture, ruderi di antichi castelli. Questi luoghi sono senz’altro da annoverare tra le mete che un dighista, ma anche un appassionato di natura o di luoghi dalla tranquillità insolita e misteriosa, deve assolutamente far proprie.

Questi bacini sono stati creati grazie alla realizzazione di due meravigliose, storiche ed imponenti dighe: la diga del Salto e la diga del Turàno.

Diga del Turàno

Questa diga si trova in località Posticciola, una frazione del comune di Rocca Sinibalda, in provincia di Rieti.

Finita di costruire nel 1939 dalla Società Terni la diga del Turàno sbarra il corso del fiume omonimo in prossimità di due alti e ripidi costoni di possente roccia calcarea.

E’ alta 80 m, realizzata in calcestruzzo e del tipo a gravità massiccia con pianta leggermente arcuata. La parte sommitale, lunga 256 m, è attraversata da una strada transitabile sorretta da una struttura ad archi molto stilizzata e realizzata lungo tutto il coronamento tranne nella parte centrale per far spazio a tre immense luci di sfioro.

Questa diga forma un grande bacino ad una quota di circa 540 m s.l.m. lungo circa 10 km, con un perimetro di 36 km ed una profondità massima di 67-70 m. L’invaso da essa creato ha una capacità utile di 150000000 di m3 ed ha ricoperto un’area vasta oltre 500 ettari di prati, campi coltivati, boschi e zone abitate.

Le poche lire con le quali erano stati pagati i terreni espropriati, ben presto persero quasi tutto il loro valore per via dell’inflazione dovuta alla seconda guerra mondiale.
Per questo motivo le genti del posto furono ben presto costrette ad emigrare, causando il notevole decremento demografico già di per sé misero.

Nella tarda estate del "39 le acque cominciarono rapidamente a riempire il bacino ed in autunno i contadini della valle realizzarono rudimentali imbarcazioni per andare a raccogliere per l’ultima volta il mais e l’uva nelle terre che da lì a poco sarebbero state sommerse per sempre.

Diga del Salto

Molto simile e leggermente più alta di quella del Turàno, la diga del Salto si trova nel comune di Petrella Salto, quindi anch’essa in provincia di Rieti.

E’ una imponente opera in calcestruzzo, a gravità massiccia e pianta leggermente arcuata alta 93 m (al momento della sua costruzione era la diga più alta in Italia), ed è stata costruita anch’essa dalla Società Terni, tra il 1938 ed il 1940.

E’ tracimabile per quasi tutta la sua lunghezza grazie a 13 grandi luci di sfioro e, come per la diga del Turàno, il suo coronamento, lungo 234 m, è transitabile. Sbarrando il corso del fiume Salto crea un bacino ad una quota di circa 540,50 m s.l.m. con un invaso utile di ben 269548000 m3!

Quello formato da questa diga è il più grande bacino artificiale del Lazio, è lungo oltre 10 km e largo al massimo 1 km, ha una profondità massima di circa 100 m ed un perimetro di 57 km che si estende lungo coste molto frastagliate, dando così origine a dei veri e propri fiordi che lo rendono simile ad un lago scandinavo. Il luogo è davvero molto bello, tanto da farlo definire da Cesare Cantù "la Svizzera d’Italia".

La creazione di questo bacino ha comportato però importanti interventi per la rimozione di vecchi borghi, infatti sono stati smantellati e ricostruiti sulle sponde alcuni centri abitati e le loro frazioni.

Da annoverare è senz’altro la Cappella del Monastero delle Clarisse di Borgo San Pietro, risalente al XIII sec. che venne salvata dalle acque, infatti fu smontata pietra per pietra e rimontata presso la nuova chiesa del paese, ripristinando anche gli antichi affreschi rinascimentali.

Il serbatoio del Salto e quello del Turàno sono collegati tra loro da una galleria di circa 9 km di lunghezza e 2,5 m di diametro che perfora il monte Navegna. In questo modo si ottiene un unico bacino di 419650000 di m3.

Nei pressi delle due dighe figurano altrettante lapidi che ricordano coloro che hanno perso la vita nella realizzazione delle stesse.

La centrale di Cotilia

Questi due bacini alimentano la centrale di Cotilia, situata nel comune di Castel S. Angelo (Rieti), grazie ad una condotta in pressione lunga 11,8 km e del diametro di 4 m.

L’entrata in servizio di questa centrale risale al 1942 e sfrutta, per quanto riguarda l’impianto Salto-Turano, un salto di 128 m con ha una portata massima derivabile di 50 m3/s. Due turbine Francis da 30 MW cadauna garantiscono una potenza totale efficiente di 48 MW ed una produzione annua di 75,45 GWh.

Lungo la condotta Salto-Cotilia si innesta, in oltre, la condotta che proviene dalla derivazione del Velino, aumentando così la portata a disposizione della centrale. L’ acqua rilasciata dalla centrale dopo essere stata turbinata, si immette nel fiume Salto e, poco dopo, quest’ultimo, insieme al fiume Turàno, va a confluire nel fiume Velino il quale, dopo un percorso di alcuni chilometri va ad alimentare, per mezzo di una stazione di pompaggio che ha lo scopo di evitare l’allagamento di ampi territori, lo splendido lago di Piediluco nonché la storica centrale di Galleto dopo aver generato la famosa cascata delle Marmore.

L’impianto Salto/Turàno è attualmente gestito dall’azienda E-ON.

Come arrivare

Dall’autostrada A1 uscire a Roma Nord ed imboccare la diramazione per la Statale 4 - Salaria. Percorrere quest’ultima in direzione di Rieti fino ad Osteria Nuova e prendere la SR 314 in direzione di Poggio Moiano. Poco dopo l’abitato di Poggio Moiano svoltare a sinistra verso il lago del Turàno e percorrere la stradina fino al bivio oltre il quale bisogna proseguire verso Posticciola fino a raggiungere la diga del Turàno.

Da qui, per raggiungere la diga del Salto, attraversare la diga del Turàno e dirigersi verso Castel di Tora, percorrere poi la strada, molto tortuosa, che attraversa gli abitati di Vallecupola, Varco Sabino e Rocca Vittiana fino a raggiungere la diga del Salto.

Buon viaggio!


info portfolio

Diga del Turàno - Paramento di valle Diga del Turàno - Panoramica dalla sponda sinistra Diga del Turàno - Paramento di valle Diga del Turàno - Paramento di monte Diga del Turàno - Particolare dello sfioratore di superficie Diga del Salto - Paramento di valle Diga del Salto - Vista panoramica dalla sponda sinistra Diga del Salto - Vista verso monte dello splendido lago Diga del Salto - Vista del bacino verso il paramento di monte Diga del Salto - L'area del vecchio cantiere Schema impianto Salto/Turàno Interno della centrale di Cotilia

(pubblicato il Maggio 2016)